Prove tecniche di regime

Pubblicata il 30 agosto 2018

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È singolare che la tentazione di limitazioni tanto rilevanti del tasso di democraticità venga proprio da un Governo che promette maggior democrazia. (Sabino Cassese, giudice emerito Corte Costituzionale)


Mentre la Terra riarde e l'Antartide si scioglie, noi abbiamo trascorso l'estate a discutere del pensiero luminoso di Davide Casaleggio, di mettere a capo della Rai tale Foa, di rendere obbligatoria la leva e facoltativi i vaccini, nonché dei benefici che verranno ai poveri tagliando le tasse ai ricchi.
In compenso lo zerbinotto messo lì a rappresentare il Governo, tra una pacca sulle spalle e l'altra, che gli hanno procurato un principio di scoliosi, si é portato a casa dagli Usa un “pacco” dell'amico americano con dentro le sabbie della Libia.
Era dai tempi del Duce che nessuno ci riusciva.

Così, ridendo e scherzando, la strana coppia cui gli italiani hanno affidato avventatamente il futuro dei loro figli, si avvia a tagliare il traguardo dei primi cento giorni con un solo risultato all'attivo: circa 2.000 negri respinti verso altri lidi.
Avrebbero invaso le nostre città, con grave pregiudizio dell'economia, dell'occupazione, del sud, della sanità, della pensioni, dell'ambiente, della fertilità dei suoli e delle coppie, e di quant'altro ancora ci separa dalla felicità, mai così a portata di mano.
In altri tempi di questa caricatura di governo avremmo riso e invece oggi vale milioni di consensi entusiasti, da investire nella folle campagna d'autunno contro l'Europa, i mercati e noi stessi.

Anche le povere vittime di Genova sono finite nel calderone.
Una rivoltante occasione di propaganda.
Ai funerali di Stato é stata sepolta anche la pietà.
“A mort les imbecilles” invocavano i sostenitori di De Gaulle.
“Vaste programme ” fu la risposta del generale.

In mancanza di programmi di vaccinazione l'epidemia si é diffusa e oltremodo ardua, in queste condizioni, si prospetta l'impresa di rimuovere le scorie tossiche che avvelenano la nostra democrazia.
É questa la principale emergenza politica del Paese.
Alla quale non poniamo la dovuta attenzione.
Molti guardano con indulgenza a quel che accade, troppi con simpatia.

Nell'Italia dei risentimenti la talpa del populismo scava pericolose gallerie sotto la superficie delle regole su cui si regge la sola forma di democrazia conosciuta: la democrazia rappresentativa.
L'opinione pubblica, o quel che ne resta in questa epoca di manipolazioni, gli concede di fare quello che ieri giustamente rimproverava ai partiti tradizionali.
Nessun errore, nessun abuso del passato legittima tuttavia nuovi errori, abusi ancor più clamorosi.

Ammantati dell'ipocrisia rivoluzionaria che, nell'appropriarsi delle istituzioni, scrive Sabino Cassese, “segue l'antico uso con la fretta di chi si è seduto a tavola per la prima volta”.
Ingozzandomi di posti di potere.
In ogni dove.
Senza ritegno.
Come se fosse un bottino di guerra.
Dopo tante ciance sull'onestà, l'etica, la Costituzione, la trasparenza, il merito.
Solo protervia, arbitrio, solo amici, fedeli, servitori ma non dello Stato.

“Questa maggioranza sfida le regole della democrazia- sostiene Cassese- col rischio di superare quella sottile linea che separa l'uso legittimo dei poteri dalla violazione delle norme giuridiche”.
Sul piano politico quella linea é già stata varcata.
Per molti aspetti quel che accade é la rappresentazione di ciò che intendeva De Tocqueville parlando di “tirannide della maggioranza”.
Per altri versi siamo in presenza di una riedizione, neanche mascherata, della “questione morale”.
Che, nella denuncia di Berlinguer, non riguardava l'onestà personale dei politici per la quale dovrebbero bastare i Comandamenti e le leggi, bensì l'occupazione delle Istituzioni da parte dei partiti.

La Lega, dove governa, si é mangiata anche l'erba dei prati e d'altro canto bisognava avere una forte immaginazione per credere che nei laboratori della Casaleggio e soci fosse stato concepito l'uomo nuovo gramsciano.
Che gli altri partiti non abbiano la credibilità per alzare la voce in materia non intacca ma se mai rafforza l'esigenza civile di denunciare queste pratiche deviate.
Il piccolo Nostradamus Davide Casaleggio si é messo a predire il futuro.
A sentire Di Maio possiede poteri profetici.
Ereditari.

Più portati a prevaricare che a considerare universi di senso diversi dal loro, i seguaci della setta sembrano pensare che il mondo avrà una evoluzione lineare, che il futuro, anche quello della democrazia, sarà conforme alla loro visione, e non uno fra i tanti futuri possibili.
Frutto di interazioni fra realtà, persone, pensieri differenti.
Costellato di contraddizioni.
Instabile, costantemente rivedibile.
Come sempre.

Che società complesse come le nostre funzionino meglio e più democraticamente facendo a meno di ogni intermediazione politica, economica, sociale, formativa, informativa, é una sciocchezza concettuale.
Senza di esse non potremmo scegliere nemmeno una scatola di tonno.
L'interdipendenza é il carattere del mondo moderno, in tutti i campi, a partire dall'ecologia, che non si difende chiudendosi nel villaggio a premere un tasto, e l'economia, che non si sviluppa mettendo dazi.
La democrazia rappresentativa ha conosciuto nel corso della storia frequenti passaggi critici, duranti i quali la società é stata tentata di forzarne le regole, di trovare scorciatoie, fino a volgerla avventurosamente nel suo contrario.

La natura planetaria dei problemi rende oggi più difficoltoso il suo esercizio ma questo non accredita per contrasto la possibilità che 8 miliardi di cittadini nel mondo decidano i loro destini a colpi di democrazia diretta.
Che non esisteva neppure nell'antica Atene, con soli 50.000 cittadini e 300.000 schiavi.
L'assemblea della città, di poche migliaia di persone, mandó a morte Socrate, colpevole di corrompere i giovani educandoli a un pensiero critico.
I cittadini della piattaforma Rousseau saprebbero fare anche peggio, se fosse possibile.
L'intimidazione é la loro arma di convinzione.
Le teorie e la prassi del M5S non esaltano la funzione sociale degli individui che, assieme e diversificatamente, compongono un popolo, al contrario la svuotano.
Chi ha deciso la flat tax, e il condono, e la nazionalizzazione di Alitalia?

Umberto Eco nella sua lezione americana sul fascismo eterno parla di un “populismo qualitativo”.
Il popolo è visto come un'entità monolitica che esprime la volontà comune.
Poiché nessuna comunità rilevante di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete.
I cittadini, scrive, sono chiamati “pars pro toto” a giocare il ruolo del popolo che, così, é solo una finzione teatrale.
“Oggi - scrive Eco - non abbiamo più bisogno di Piazza Venezia ma si profila un populismo qualitativo TV o Internet in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venir presentata e accettata come la voce del popolo”.
Era il 1995.

La tecnica comunicativa condiziona la politica, lo ha sempre fatto, ma non può sostituirsi ad essa.
É il confronto l'essenza della democrazia.
La sua tenuta, ancora e sempre, dipende da noi.
Perché, come scrive il prof. Ainis, “i diritti, come i migranti, muoiono, senza un popolo che offra loro il proprio asilo”.
La triste vicenda della Diciotti, se volete, é racchiusa in quelle parole.
Salvini abusa certo dei suo potere ma non agisce da solo.
Per trovare complici e mandanti basta leggere i sondaggi.

(Guido Tampieri)

PS. Travaglio sostiene che il militare gli ha fatto bene. Non si direbbe.

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