La triste fine dell'estate

Pubblicata il 13 settembre 2018

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In questo finire di estate 2018 ci è dato di assistere a quello che forse è il più squallido spettacolo politico e sociale della triste storia della nostra malandata Repubblica.E non potrebbe essere altrimenti: chi è incapace nel riconoscere e saper affrontare i propri errori tende inevitabilmente a finire nel baratro.

Il top della vicenda deve essere individuato nel crollo del ponte autostradale costruito, da incoscienti, sopra la città di Genova: la ridda di colpevoli, ora indagati, è tanto estesa e variegata da rappresentare la realtà Italiana come meglio non si potrebbe.
La cessione del sistema autostradale ai privati (forse l'unica azienda capace di determinare utili) ne rappresenta il top; il fatto che il privato tenda ad intascarsi il maggior utile possibile risiede nella natura dell'uomo; l'incapacità dello stato nel controllare sè stesso è purtroppo storia di tutti i giorni: il numero incredibilmente grande di vittime e lo sfregio alla produttività del polo industriale genovese rappresentano l'inevitabile fine di una società incapace di controllare sè stessa.

Più a sud, in quel di Taranto, assistiamo all'altro triste spettacolo, degno frutto dell'incapacità, della presupponenza e dell'ignavia: costruire una delle più grandi acciaierie mondiali in riva al mare, destinarla all'alimentazione di carbone e situarla nel cuore di una città rappresenta forse il top della stupidità. Ora i nodi vengono al pettine e i tarantini hanno facoltà di scelta: possono decidere di continuare a morire di inquinamento o morire di fame per mancanza di lavoro. L'evidenza che ci vede lontani dal punto di vista geografico non ci assolve: non ci sono non colpevoli, ma solo superficiali ignoranti.

Come se non bastasse, l'avidità di pochi ha finito per raggiungere l'apice della propria insulsa stupidità: un'ombra di impoveriti, da assommare ai tanti che da sempre sono stati poveri, sembra aver raggiunto le stanze di palazzo e finisce per scontrarsi con l'incapacità e la dabbenaggine che da sempre fanno corollario ai destinatari della nostra dirigenza politica.
Ora si sente parlare della cifra di ben 300 (trecento) euro quale "reddito di cittadinanza". Ben oltre il problema che inevitabilmente sorgerà nell'individuare i destinatari (saper distinguere tra poveri veri e fasulli) non sarà facile e il solo pensiero di basarsi sulla dichiarazione dei redditi fa sorridere, mentre la triste constatazione che l'essere cittadino Italiano vale tale ricca cifra firma la realtà nella quale ci troviamo a vivere n maniera impeccabile. D'altra parte come è possibile sedersi a discutere di interesse all'altro con chi vede nella diffusione delle armi l'unico sistema di difesa verso l'altro? Un po' come affidare i propri averi al ladro: poi non ci si lamenti.

Di certo verranno poi recuperati ben 20 miliardi di euro dalla pace fiscale: ancora una volta l'incapacità di tutti noi di vivere in una società civile degna di questo nome appare in tutto il suo fulgido splendore e, ancora una volta (mi ripeto) la rombante dichiarazione subirà la fine di tutte le altre e finiremo per raccogliere solo gli spiccioli.

Nel frattempo i disonesti che hanno sottratto denaro pubblico continuano, come avanspettacolo di grata memoria, nell'individuare colpevoli fantasmi tutto intorno a sè stessi assolutamente incapaci di un serio esame di coscienza. Decisamente splendida la dichiarazione del precedente condottiero che afferma della presenza del malloppo quando c'era lui: dichiarazione da prendere con le pinze visto e considerato che il dichiarante risulta essere all'attenzione della magistratura proprio per il reato di appropriazione di fondi di partito...

Ma il top del top lo ritroviamo nell'ombra di quello che fu il Partito democratico, castigato e malmenato a più riprese dal popolo Italiano, su tutti i fronti, in tutte le occasioni, sia in sede politica che costituzionale, risulta essere unicamente capace di additare gli errori degli altri: compito fin troppo facile ma l'antica novella della pagliuzza e del ramo nell'occhio avrebbe dovuto insegnare qualcosa, invece...
Si assiste a tutto uno scorrazzare di dirigenti tra la gente, tra sorrisi e strette di mano, abbracci e ammiccamenti che sottolineano la devastante certezza del "coraggio, qua ci siamo noi!" nella tragica assenza di un serio elenco di errori fatti, di occasioni mancate, di promesse disattese, di falso eclatante in pubblica dichiarazione.

A quando un serio programma di proposte alternative tese a cercare di risolvere una situazione che sempre più appare accerchiata da polveriere pronte ad esplodere? la triste figura di Martina appare assai simile a quella di Conte: Il primo afferma "sono pronto ma non sono io" (rubo la battuta al grande Altan) e il secondo risponde affermando di non essere pronto e di non essere neppure lui, ma solo un'ombra.
Tuttavia, tale enorme clamore viene sistematicamente superato dall'esterno sconfitto ma mai vinto: come ebbe adire il parroco che, pargolo, lo osservava, sembra comprendere unicamente la ferrea linea del muscoloso Sansone: muoia Ren..., pardon Sansone con tutti i filistei. È così sia.
In bocca al lupo!

(Mauro Magnani)

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