Insegnanti di sostegno... di serie B

Pubblicata il 28 settembre 2018

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Il titolo del dossier della Cisl Scuola presentato il 20 settembre scorso è: “Paradosso del sostegno”. Ed è una disamina spietata. Da un lato la scuola italiana può vantarsi di avere un sistema qualificante di inserimento e accoglienza nonché di inclusione degli alunni/e con disabilità, certificato dall'Ocse nel 2017, dall'altro emergono numeri e dati molto critici.

L'integrazione degli alunni/e con disabilità si dovrebbe attuare non solo con l'aiuto della scuola ma anche tra soggetti con funzioni socio-assitenziali e didattico-educative. Il processo di integrazione si attua con gli insegnanti di sostegno che sono una risorsa umana indispensabile per attuarlo ed uno degli indicatori sarà necessariamente la misura degli investimenti che uno Stato dovrebbe attivare.

Perché, a mio avviso, si parla di insegnanti di sostegno di serie B? Subito spiegato. A fronte di una percentuale di insegnanti di sostegno che si aggira sul 19% di tutto il corpo docenti, dall'infanzia alla scuola secondaria di 2° grado, dal dossier emergono alcune criticità.
Per la famosa continuità didattica andrebbero consolidati i posti in organico di diritto ed inoltre costruire l'organico in base al reale fabbisogno.
Risulta ridotto il personale in possesso di titolo di specializzazione. La Corte Costituzionale ha ritenuto ineludibile il diritto dell'alunno con disabilità a fruire degli interventi funzionali alla sua piena integrazione.
I numeri sono impietosi: nell' anno scolastico 2018/19 i posti vacanti sono 13.329, le assunzioni 1.682 per cui le “assunzioni non effettuate” sono 11.647 pari all'87% per mancanza di aspiranti in possesso del titolo.

Inoltre tra infanzia, primaria e scuola secondaria di 1° e 2° grado abbiamo una elevatissima percentuale di posti coperti da “non specializzati” pari a circa il 75% che potrà scendere, visti i corsi di formazione in atto, al massimo al 72,4% (fonte Miur).
Carenze e squilibri vengono segnalati anche in funzione delle aree geografiche prese a riferimento.

Quali proposte?
• Una politica della formazione sul sostegno più diffusa e mirata. Attivare corsi non solo per i docenti abilitati ma anche per chi in questi anni ha maturato una notevole esperienza sul campo;
• Ampliare l'offerta formativa al di fuori dei circuiti universitari sfuggendo dalla logica del mercato,
• Fare chiarezza sui titoli acquisiti all'esterno al fine di garantire una qualità dell'insegnamento;
• Legare il percorso formativo al successivo reclutamento. Tale radicale idea consentirebbe di fornire garanzie a tutti ed eviterebbe di avere supplenti ai quali non viene data alcuna garanzia né di lavoro stabile né di accesso a percorsi formativi.

L'analisi va approfondita considerando gli sforzi, molte volte vani, dei dirigenti scolastici rivolti a dare risposte alle famiglie ed assecondarne le richieste che pervengono ogni anno.
Agli insegnanti ed alle insegnanti di sostegno va pertanto garantita adeguata formazione affinchè siano consapevoli che il loro compito richiede una preparazione su disabilità alquanto particolari (es. autismo nelle sue varie forme) a cui non possono essere date risposte generiche.
Sarà utile riflettere anche sul ruolo che gli e le insegnanti di sostegno hanno all'interno del corpo docenti per avere il sentore di una categoria poco considerata sia dagli insegnanti di classe che dalle famiglie.

Anche le Asl locali dovrebbero effettuare quel salto di qualità nel considerare che, già da qualche anno, si affrontano bisogni educativi specifici che per cui gli alunni vanno “accompagnati” con una cura e attenzione che vanno oltre i vincoli di bilancio. Non si garantiscono diritti con i soldi che si ha in cassa.
E le cooperative sociali di ausilio dovrebbero attivare le migliori risorse interne, specie in relazione alla formazione di educatori/educatrici, per una compartecipazione alla buona riuscita del processo integrativo.
E' questo che si chiede e non sembrano situazioni insormontabili e neanche irraggiungibili.
Parlare di integrazione, inclusione ed altro ha senso se si va nella direzione sopra indicata e se si coinvolgono tutte le strutture interessate. .
Ecco perché si parla di insegnanti di serie B. Vi aspetto per la promozione in serie A

(Dino Bufi)

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