Il re e il bambino

Pubblicata il 28 settembre 2018

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Era un tempo in cui gli uomini non raccontavano a tutti le loro stronzate, facevano solo il loro dovere.
(True detective)


Tra le tante cose, buone e meno buone, che ci riserva la vita, dietro l'angolo non c'è una rinascita rapida della sinistra.
C'è una manovra economica nel migliore dei casi inutile, nel peggiore pericolosa come una bomba a orologeria: criticare il Governo perché non mantiene le sue folli promesse non sembra una scelta intelligente, questi qui sono capaci di mandarci a gambe all'aria.

Ci sono elezioni europee che se va bene accresceranno l'instabilità, se va male ci riporteranno al 1915.
C'è una comunità nazionale ancor più divisa, a dispetto dei sondaggi, ancor più insicura, malgrado provvedimenti che vorrebbero essere rassicuranti, ancor più incattivita da scelte sbagliate che acuiranno le contraddizioni in seno alla società.
Andremo a sbattere.
È certo.
Andremo a sbattere e ci faremo male.
Giovani e pensionati.
Poi nessuno venga a dire che non era stato avvertito.

In mezzo a un turbine di bugie una verità l'hanno detta: un Governo così non si era mai visto.
Sostiene di lottare contro i poteri forti e regge lo strascico a Putin.
Dice di contrastare i cambiamenti climatici e adora Trump che ne nega l'esistenza.
Favoleggia di una nuova democrazia e civetta con Orbán.
Invoca giustizia e condona gli evasori.
Occupa la Rai per disoccuparla dai partiti.
Protegge i cittadini invitandoli a difendersi da soli.
Non si parla più di banche, ritornate solide.
Di auto ministeriali, che non sono più blu.
E nemmeno di alti stipendi, che rappresentano, adesso, il giusto riconoscimento alla professionalità.
Degli amici.

Lo scenario é cambiato, come fra un atto e l'altro di una commedia.
C'è un gran fiorire di arrampicatori e di cortigiani.
Non è la prima volta ma doveva essere l'ultima.
Per gli spiriti liberi ci sono cisterne di olio di ricino informatico.
Per i funzionari fedeli alla Repubblica è in arrivò il “trattamento Casalini”, versione aggiornata del “non faremo prigionieri” di Previti.
La razza é la stessa, spregiosa delle regole, arrogante, autoritaria, padrona.
Che venga dall'alto o dal basso, dagli studi legali del caimano o dal set del Grande Fratello.
Quel che conta, direbbe Casalino, é il sentimento.
Quel che preoccupa noi è la regressione del costume pubblico.

Dietro l'attacco ai tecnici del ministero dell'Economia c'è la devastante violenza di quello slogan, “popolo contro élite” che considera il sapere un intralcio, la professionalità una colpa.
Forse é tempo di tornare a chiamare i “professoroni” professori e gli ignoranti col loro nome.
Senza complessi e sensi di colpa.

La miseria è una prigione dolorosa ma questa gente non viene di lì, ha avuto opportunità che altri non hanno purtroppo conosciuto.
Nessuno è obbligato a essere intelligente.
Restare ignoranti per scelta non è mai stato un merito.
Riconoscere bisogni e meriti, insieme, è la via maestra per rendere questo mondo un po' migliore.
Loro non lo faranno.
Gli manca l'onestà critica.
Quella che ti spinge a riconoscere i tuoi errori.

Sostenevano che bisognava fare come l'Argentina.
Non lo dicono più.
Ma non dicono che sbagliavano.
Non lo dicono mai.
Per questo continueranno a sbagliare.
Io non so davvero cosa siano.
So che non sono fatti bene.
Che sono nati storti.
E che sono disposti a tutto per farti credere che sono diritti.

Malgrado tutto ciò che si può vedere e prevedere, gli elettori non sono sfiorati dal pensiero di concedere una nuova chance di governo alla sinistra.
Il re è nudo ma le grida dell'opposizione cadono nel vuoto, tamquam non esset.
I maggiorenti del Pd parlano, parlano ma sembra un film senza sonoro.
Non vengono ascoltati.

Le parole non disegnano persone, vite, progetti ma una spirale di recriminazioni ritorsive che tornano invariabilmente al mittente: loro occupano i posti di potere ma anche tu lo facevi; chi litigava con Bruxelles con un deficit al 2,4% fatica ad alzare la voce se il suo successore vuole portarlo oltre l'1,6%.
Lo spazio critico c'è, ma é malamente occupato.
Fin quasi a ostruirlo.
Non manca un'opposizione ma le credibilità di chi la fa.
Quelle bocche hanno già detto quello che potevano dire.
E non è piaciuto.
What else?

Solo un bambino può dire che il re é nudo.
Non chi è appena sceso dal trono.
E invece Renzi è ancora lì, dopo aver guidato l'esercito alla disfatta, venendo meno alla parola data, come un Di Battista qualsiasi.
Ha diritto di cambiare idea e di dire la sua, come l'aveva anche D'Alema, ma ha perso quello di rappresentare le speranze ingenue di un ragazzo che la sinistra deve raccogliere.
E lì, in posizione di comando, sono tutti i protagonisti di questa infelice stagione.
Impegnati ad accumulare legislature e incarichi dopo aver ostentato la loro contrarietà a un impegno politico duraturo.
L'espressione “la nostra gente” ha assunto un significato più prossimo all'appropriazione che alla dedizione.

Lasciate perdere il fuoco amico, anche se c'è stato.
Neppure come avete governato é più così importante.
Qui c'è di mezzo il destino dell'Italia non il vostro.
Smettete di dire che siete stati il meglio e forse qualcuno comincerà a pensare che non siate stati il peggio.
Tutti invocano l'unità ma con quale disposizione d'animo la ricercano?
L'unità su cosa, per cosa, per chi?
Per raggiungerla non bisogna fare ridicoli digiuni ma spezzare il pane assieme, condividerlo.
Dentro il Pd e con la società tutta.
A questo serve un congresso, non a contarsi un'altra volta.

Molte cose sono cambiate ma i cittadini chiedono alla politica sempre le stesse.
“Il Paradiso è tetto sicuro e pane diviso”, dice il Dio immaginato da Eduardo de Filippo nella commedia “Vincenzo de Pretore”.
Il Pd non va sciolto, che é troppo comodo, è troppo stupido.
Quante volte é stata sciolta l'Spd?
E il Labour?
E il Partito democratico Usa?
I grandi partiti non si sciolgono solo perché hanno dei piccoli rappresentanti.
La loro funzione persiste.
Si cambiano, si rifondano se necessario, ripartono.
Con nuovi volti e nuove idee.

“Niente è mai davvero morto se lo si guarda nel modo giusto”, dice Will Smith nel film La bellezza collaterale.
Il modo giusto di guardare al Pd, il solo modo di propiziarne il bene é che vi facciate dignitosamente da parte.
Nel bosco nasceranno presto nuovi alberi.
E voi avrete il nostro rispetto.

(Guido Tampieri)

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