Carla Padovani, un caso o un sintomo?

Pubblicata il 8 ottobre 2018

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Carla Padovani vs/ Verona: un sintomo?
La notizia deriva dalla decisione all'interno del comune di Verona di stanziare fondi a favore di istituzioni civili che si adoperino per portare avanti la lotta contro l'aborto: decisione prevedibile all'interno di una maggioranza leghista, tranne che per un voto... del tutto (im)prevedibile.
All'interno della vicenda, tutta politica, che vede Verona "Città della vita (1)" e del voto di coscienza della Carla Padovani, capogruppo Pd allo stesso Comune, è possibile individuare tutto il travaglio, tutte le lotte intestine, tutti i distinguo che hanno finito per mettere all'angolo degli scartati lo stesso Pd.

La Padovani medesima è un classico esempio di vicissitudine politica, ondivaga, dubbiosa ma con alcuni punti fermi indiscutibili ed irrinunciabili: fervente cattolica inizia politicamente nelle file della Margherita poi, con le motivazioni più diverse ma unicamente con scelte di natura personale, oscilla tra il Pd e l'Udc.
Si potrà affermare che poi tra il Pd (ultima maniera) e l'Udc non vi sia tanta differenza, ma ciò non significa che così debba essere e, in modo particolare, quando la scelta assume le caratteristiche specifiche che dividono il mondo cattolico da quello laico, la differenza deve esistere in modo da rendere chiara e intellegibile la linea politica di un partito circa le posizioni sociali e civili.

Di tutto si potrà accusare la Padovani, ma non di incoerenza. Tutt'al più si potrà accusare il Pd di non riuscire a fare chiarezza all'interno delle proprie file, in modo particolare per quello che riguarda la scelta dei dirigenti. E' pur vero che nel cattolicissimo Veneto una figura come la Padovani è in grado di richiamare attorno a sé numerosi consensi, ma è altrettanto vero che ne allontana, dubbiosi, molti altri.

Tardivo quindi, e non poteva essere altrimenti, il "niet" di Martina: chiudere la porta quando i buoi sono già usciti non serve a nulla. Potrebbe, al contrario, risultare molto utile, trarre una lezione di chiarezza dall'episodio veronese per cercare di mettere ordine tra le file dello stesso Pd e riflettere sul valore politico di un'ammucchiata di colori diversi capace di attrarre consensi diversi e sicuri, ma assolutamente incapace di indicare una linea certa e decisa ad un organismo politico.
Mentre le lotte intestine e fratricide che hanno caratterizzato gli ultimi anni di governo di cui il Pd faceva parte, scontri che si sono decisamente inaspriti con l'avvento della stella Renzi (anche se da sempre i dissidi e le differenze anche significanti all'interno della compagine del partito fatta eccezione per la segreteria di Enrico Berlinguer) consegnavano il governo alla compagine M5S e Lega (leggi Salvini), non troppo lontano da noi, in un angolo della penisola iberica, la sinistra unita portoghese sta compiendo un piccolo miracolo economico e sociale riuscendo, in davvero pochi anni, a portare fuori dalla crisi un popolo che era davvero caduto in problematiche finanziarie decisamente gravi, fino ad arrivare al punto di rendere con considerevole anticipo una trance di prestito all'Unione Europea a suo tempo concesso, portare il deficit pubblico al 2% (era dell'11% nel 2011), la disoccupazione è scesa al 9,4 e il paese vanta un avanzo primario al secondo posto all'interno dell'E.U., il paese è letteralmente invaso dai turisti e può vantare una percentuale di export pari al 7,7%, il doppio dell'Italia.

La vicinanza (si fa per dire) della scadenza prevista per l'elezione del segretario politico nazionale, dovrebbe essere l'occasione di fare chiarezza, una volta per tutte, circa la politica da seguire: un'ulteriore accozzaglia di pensieri e punti di vista tanto diversi potrebbe determinare la fine politica di un'idea. Ammesso che già non sia accaduto...

(Mauro Magnani)

1 - a quando la "Città della morte?"

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