I sindaci “distratti” sull'ambiente

Pubblicata il 3 novembre 2018

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Le “amnesie” sulle problematiche degli ecosistemi naturali non fanno (per ora) perdere voti come quelle che riguardano accoglienza, economia locale o la sicurezza sul territorio ma è solo questione di tempo perché in un futuro (molto) prossimo i sindaci saranno costretti ad occuparsene per correggere e rivedere scelte e comportamenti moralmente più corretti, a tutela dell'ambiente.

Vero è che in tempi di crisi non c'è mai stato spazio per la natura, si parla di migranti e (a torto) non di ambiente, i cui guai sono poi invece tra le cause delle migrazioni; l'indifferenza per il clima impazzito che distrugge la biodiversità di animali e piante è dovuto con certezza scientifica alle emissioni di anidride carbonica ma ciò non trova spazio nell'agenda dei sindaci (di destra come di sinistra) che dovrebbero invece farsi carico di questi pesanti argomenti in quanto riguardano un aspetto fondamentale della qualità della vita di figli e nipoti di oggi, non dei discendenti del prossimo millennio.

E' proprio da questo circuito di fiducia reciproca fra sindaco e cittadino che poi evolve quello fra cittadino e Stato perché ciò “paga” in termini di consenso (anche elettorale), l'incentivo ad assumersi le proprie responsabilità nell'interesse generale delle regole e della dignità per l'ambiente in cui si vive è d'altronde promosso dalla Costituzione della Repubblica in tema di tutela del paesaggio e, a pieno titolo, su tutti gli aspetti relativi al rapporto tra uomo e natura.

Una delle “mission” dei sindaci di domani dovrà per forza riguardare le tematiche di tutela ambientale a garanzia dell'irrinunciabile certezza delle famiglie di poter vivere senza rischi per la propria salute sul territorio in cui vivono, servirà perciò uno scatto di responsabilità da parte delle amministrazioni locali che troppo spesso non promuovono (anzi avversano) i programmi di salvaguardia ambientale proposti dagli enti che curano l'ambiente di oasi e parchi, ultimi territori forti del vincolo naturalistico che al netto delle aree adibite ad agricoltura intensiva e di quelle occupate dalle (troppe) aree artigianali, commerciali ed industriali, sono rimasti fra l'altro gli unici “polmoni verdi” a disposizione dei viventi non umani.

Non è corretto quindi focalizzare l'attenzione mediatica come accade ormai quotidianamente unicamente sulla “decarbonizzazione”, che deve essere rapida se vogliamo proteggere economie e società o sulla priorità (discutibile) di sviluppare auto elettriche o ibride che d'altronde “pesano” (solo) per l'8% delle emissioni; è invece utile che ogni sindaco si assuma la responsabilità di informare i propri cittadini sull'importanza di proteggere l'ambiente a cominciare dal “sottocasa”; a partire dai piccoli (e grandi) esempi ovvero da come e perché, per il bene della comunità, un volontario di Wwf o Legambiente monitora, tutela ed incrementa la biodiversità dell'area protetta (oasi o riserva naturale che sia) del proprio comune di residenza, rispettando sì il ruolo assegnatogli ma soprattutto proteggendo col suo operato la salute di tutti.

Fermarci e cambiare modello si può perché così com'è cambiata la povertà (che sta scendendo) o la mortalità per parto in calo netto, anche la coscienza ecologica delle nuove generazioni è cresciuta perché ora si parla di sostenibilità, madre terra, ecc. Per questo proprio il sindaco deve assumersi la responsabilità di informare i propri cittadini dell'importanza di salvaguardare l'ambiente, interessandosi a fondo sui problemi ambientali di flora e fauna e scambiandosi le idee per risolverli assieme alle persone che tutelano le aree protette, uniche (e ultime) fonti di biodiversità, per il bene loro e della propria comunità.

Purtroppo per ora (quasi) nulla di ciò accade anzi è proprio dalle “amnesie” del primo cittadino che i territori a vincolo ambientale hanno subito “torti”, negli anni infatti v'è stata una riduzione della loro superficie, anche a favore di un'economia turistica mordi e fuggi (a volte irresponsabile) fatta solo di divertimento di massa dal soldo facile.

(Giuseppe Vassura)

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