Abbiamo 12 anni per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici

Pubblicata il 3 novembre 2018

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Abbiamo 12 anni per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici
Non c'è quasi più tempo. Solo 12 anni per potere evitare la catastrofe. Se non lo faremo il pianeta terra dovrà, con una probabilità elevatissima, fare a meno della razza umana. Insomma, secondo gli scienziati non sopravvivremo a noi stessi. Alla nostra sete di energia, di comodità oltre il massimo sostenibile. Alla nostra volontà di avere tutto ad ogni costo. E quello sarà il prezzo da pagare, ultimo e definitivo.

A Katowice (Polonia) a fine 2018 si terrà la Cop 24. Un incontro organizzato dalle Nazioni Unite in cui i leader di tutto il mondo discuteranno di come affrontare i cambiamenti climatici per cercare di fermare gli effetti disastrosi sul pianeta. La Cop 24 ha il compito di trasformare in regole da rispettare i princìpi enunciati nell'Accordo di Parigi al termine della Cop 21, nel 2015. Anche se, ormai da 3 anni, si discute senza quasi costrutto. Basta ricordare che nel biennio 2017-2018 la temperatura è cresciuta in maniera esponenziale. Tanto che l'Ipcc (intergovernmental panel on climate changhe) nel suo recente rapporto speciale Sr15 afferma che la temperatura media globale potrebbe già crescere di 1,5 gradi centigradi nel 2030. La temperatura media sulla superficie delle terre emerse e degli oceani di tutto il mondo è già cresciuta di 0,17 gradi centigradi ogni decennio, dal 1950 ad oggi. Un incremento che rende necessario agire subito in maniera risoluta.

Nello stesso tempo, ormai non vi è più chi nega che gli effetti dei cambiamenti climatici - basta guardare un telegiornale in giorno qualsiasi per vedere allagamenti, trombe d'aria a latitudini in cui questi fenomeni erano sconosciuti - ma vi è chi, come Massimo Sandal su Esquire è ancora più pessimista, o forse definitivamente fatalista. “Riscaldamento globale: non ce la possiamo fare, ma probabilmente non ce l'avremmo fatta in ogni caso”. Sommario che non ha bisogno di commenti.

Prosegue ancora Sandal: “Ogni decimo di grado fa differenza, perché gli effetti del riscaldamento globale non sono lineari. Per esempio se inizia a sciogliersi il permafrost, il terreno gelato nell'Artico, si scongeleranno anche tonnellate di materia organica che diventerà ulteriore CO2 in atmosfera, creando un circolo perverso. Tre gradi di riscaldamento medio significa, secondo varie previsioni, il collasso delle foreste amazzoniche e desertificazione galoppante. Significa distruzione di terre coltivabili: il flusso di fiumi come l'Indo potrebbe crollare, annientando l'agricoltura di regioni estremamente popolate. Significa che intere città finiranno sott'acqua, città come Osaka, Shanghai, Rio de Janeiro, Miami. Significa la distruzione delle barriere coralline, la perdita dei ghiacciai, e così via”.

A nulla poi servirebbe “Ripiantare foreste su qualcosa come 10 milioni di km quadrati (la superficie della Cina, suppergiù) entro il 2050 - poco meno del Belgio ogni mese. Coltivare massicciamente piante che assorbano CO2, trasformarle in carbonio inerte e seppellirle. Aspirare e sotterrare nuovamente il carbonio che abbiamo estratto dal petrolio e dal carbone, fondamentalmente. Questo ventaglio di tecnologie, noto come bioenergia con cattura di carbonio e stoccaggio, o Beccs, è alla base di quasi tutti gli scenari Ipcc per contenere il riscaldamento, ma è fondamentalmente ancora allo stato embrionale”.

Abbiamo pochissimo tempo per tentare di salvare la terra da sconvolgimenti epocali e forse addirittura dalla scomparsa della razza umana. I governi dovranno fare seriamente la loro parte e i cittadini altrettanto. Ma non c'è veramente più tempo. La questione ambientale deve essere la prima azione politica nell'agenda dei governi. E' l'unico modo per potercela fare.

(Verner Moreno)

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