Con.Ami, i sindaci del Pd insistono: "Noi amministratori, non politici"

Pubblicata il 6 novembre 2018

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Con.Ami, i sindaci del Pd insistono: "Noi amministratori, non politici"
Imola. Tre contro due nel Consiglio di amministrazione, questa è la sostanza dei numeri che tanto hanno fatto litigare, e probabilmente lo faranno ancora, la sindaca del Movimento 5 stelle di Imola Manuela Sangiorgi nei confronti degli altri sindaci del Con.Ami, soprattutto quelli del Pd. Imola, con il 66% delle quote del Consorzione, vorrebbe la maggioranza del Cda (3), gli altri la vogliono per loro (3) per pesare di più nelle decisioni da prendere. E nessuno per ora accenna minimamente a mollare.

Nella sede del Circondario, martedì 6 novembre, undici sindaci del Pd hanno spiegato le loro ragioni. Ha cominciato il primo cittadino di Faenza, secondo Comune per quote dopo Imola, Giovanni Malpezzi che ha spiegato: “Purtroppo il Con.Ami è in una situazione di stallo, ma noi non ci sentiamo responsabili di ciò. La sindaca Sangiorgi dice che è impossibile che Imola non possa decidere vista la maggioranza netta delle quote, ma il Con.Ami non è una Spa e lo statuto è stato modificato non per nostra volontà furbesca, ma in base alla legge Madia che prevede debba esserci una maggioranza dei soci nelle partecipate dei Comuni”.

Onelio Rambaldi, sindaco di Medicina, ha tenuto a precisare “che non siamo qui come persone del Pd, ma come amministratori, se qualcuno ci chiede di utilizzare il fondo di riserva senza poter consultare esperti del Cda che non è più in carica, ci preoccupiamo. Il nuovo Cda va nominato per competenze e per rappresentanza dei territori. Noto anche una certa delegittimazione della sindaca di Imola che all'ultima riunione ha mandato un suo assessore (Ezio Roi, ndr) il quale ha detto cose diverse rispetto a quelle riferite da lei nelle precedenti assemblee”. Già perché Roi e non la Sangiorgi?

Il sindaco di Castel San Pietro Fausto Tinti cerca di fare chiarezza: “Eravamo tutti d'accordo per dare la presidenza del Cda di Con.Ami a Imola, nominare un componente per la parte est del Consorzio, un altro per quella ovest e, infine due persone competenti attingendo dai 34 nomi che la sindaca aveva preso attraverso un bando pubblico, non ce li siamo inventati. Ma ci sono state proposte due persone di chiaro orientamento politico verso i 5Stelle. C'erano altri nomi che ritengo più validi”. Chi può dirlo, i sindaci sanno capire dai curriculum chi sono quelli maggiormente capaci? Oppure ognuno, compresi la pentastellata Imola e il Pd nei Comuni, cerca di inserire persone vicine politicamente? E come mai il dimissionario Stefano Manara, che quando fu nominato presidente del Con.Ami vantava un diploma all'Ecap e alcuni Master, andava bene a tutti? “Era una persona condivisa per le sue competenze e capacità”, si affrettano a dire i sindaci Pd. Poi il sindaco di Mordano Stefano Golini inserisce una frase sibillina come “ci ricordiamo tutti come è stata eletta la nuova Amministrazione di Imola”. Sì, dai cittadini al ballottaggio con il 55% dei voti di coloro che si recarono ai seggi. Qualcosa non quadra?

Comunque, ciò che pare più importante è che la situazione di stallo probabilmente continuerà perché è stata convocata dalla sindaca Manuela Sangiorgi una nuova assemblea dei sindaci del Con.Ami per venerdì 9 novembre senza la nomina del nuovo Cda all'ordine del giorno, ma con la proposta di distribuire il fondo di riserva. E' chiaro che, senza un nuovo Cda, i sindaci del Pd, ma anche altri non la appoggeranno al 95%. Dopo tante parole, sarebbe il momento di capire perché il Con.Ami ora si trova in una situazione patrimoniale poco solida (e non si può attribuire tutta la colpa alla chiusura temporanea della discarica Tre Monti, ndr) e quindi dove sono finiti i tanti denari per cui fino a poco tempo fa veniva definito “la cassaforte dei Comuni”. Qualcuno non ha svolto nel recente passato un'accurata gestione? I prossimi bilanci dei 23 Comuni soci potrebbero risentirne.

(Massimo Mongardi)

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