Te la dó io l'America.

Pubblicata il 10 novembre 2018

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Te la dó io l'America.

Luigi di Maio sul Financial Times di Lunedì 5 Novembre afferma che il suo governo, grazie a una manovra espansiva porterebbe infine a ridurre il debito pubblico ( dopo averlo aumentato attraverso un aumento della spesa); cita Trump che avendo ridotto le tasse e investito nelle infrastrutture (cosí aumentando il deficit USA) avrebbe aiutato l'economia a crescere al ritmo del 4%. Di Maio afferma anche che l'Italia resta nell'Euro.
Ma non e' la politica europea di austerita' che la finanziaria contrasta bensí regole condivise dagli altri paesi europei in un momento in cui la Brexit e i partiti identitari con il gruppo di Visegrad mettono sotto pressione il progetto comune. La linea morbida tenuta in passato da Bruxelles con Italia e Francia riguardo al deficit e' senza dubbio tramontata. I dati recenti non incoraggiano gli ottimisti: la crescita economica dell'Europa ha rallentato, anche grazie alle tariffe commerciali imposte da Trump alle auto tedesche che secondo lui rappresentano un pericolo alla sicurezza dello stato (manco le avesse scoperte imbottite di tritolo). Molte componenti di tali veicoli sono prodotte in Italia, il sistema produttivo europeo e' fortemente integrato. Non sorprende che la nostra economia ristagni-gia' era il fanalino di coda da diversi anni. Gli ultimi dati sulla produzione di piccole e medie imprese vedono l'Italia scendere sotto il livello 50 (contrazione) mentre la produzione PMI della 1Grecia si e' risollevata!¹ Se il protezionismo trumpiano recede dopo le elezioni in USA l'economia europea (e mondiale) potrebbero riprendersi. Da quando il famoso spread (che, immagino, la piu' parte della popolazione non sa cosa sia) fra i BOT italiani e i BUND tedeschi e' cresciuto (i mercati sono indipendenti dalle autorita' europee, seguono logiche prevedibili) i tassi per prestiti e mutui stanno salendo e lo stato paga maggiori interessi sul debito pubblico. Non parliamo qui della quantita' notevole di BOT che offriremo ai mercati nel 2019. Sara' vero che una buona parte verra' comprata dalle banche e dai cittadini italiani, ma la parte restante dovra' convincere i mercati che l'Italia e' un paese economicamente affidabile. Il risultato della riforma del lavoro votata a Luglio '18 e' stato di rendere piu' costoso impiegare lavoratori a tempo determinato mentre aumentava i costi di licenziare lavoratori a tempo indeterminato: scommettiamo che aumenta la disoccupazione giovanile?²
Il deficit di bilancio proiettato (oltre a basarsi su una stima allucinatoria di crescita dell'1.5%) che raggiunge il 2.4% del PIL (prodotto interno lordo) e' di troppo superiore a quello sul quale ci eravamo accordati con Bruxelles. Il voto popolare non ha il potere di cambiare la matematica o la statistica. Se il debito andasse fuori controllo senza che il denaro immesso nella nostra economia venisse investito produttivamente l'Europa, gia' in difficolta', potrebbe, dopo una multa, tagliarci gli ormeggi. Io penso che per tutto questo secolo il tentativo dell'impero economico anglosassone di indebolire e sottomettere il progetto politico europeo (usando armi economiche e mediatiche) sia stato costante e violento. Dubito quindi che sia saggio da parte del nostro governo involontariamente (?) favorire tale sabotaggio fidando nello stellone italico. Noi non molleremo l'Euro ma l'Europa in difficolta' potrebbe mollare noi, in qualche maniera. Con la prossima riduzione dell'acquisto di titoli di stati europei da parte della Banca Europea e l'assenza di Draghi alla sua guida l'aiuto che certamente ci ha dato la BCE si ridurra', teniamo anche presente la nota fragilita' del nostro sistema bancario.. Si direbbe anche che importanti progetti diretti a sanare antiche carenze del paese siano stati tagliati per far cassa. Mi riferisco al progetto per diminuire il degrado ed aumentare la sicurezza delle periferie, progetti come la TAV o il terzo valico per Genova (che rischia tuttora una catastrofe economica) ed il progetto dei passati governi per contrastare il dissesto idrogeologico. Persino a Roma vengono tagliati 180 milioni: se ne lamenta il sindaco Raggi. Sarebbe utile investire nelle infrastrutture, come Trump per intenderci. Cambiando argomento non posso lasciar passare il commento di Di Maio sull'ostilita' ai migranti che ritiene causata dal fatto che sei milioni di italiani hanno gravi problemi a tirare avanti. Il rigurgito razzista e fascista viene nutrito da giornali spazzatura e circuiti social che han trovato un visibile capro espiatorio (si noti come la pur numerosa immigrazione dall'est- di pelle bianca- e da paesi mediterranei i cui abitanti non si distinguono dai siciliani non siano toccate dall'ondata di sdegno mediatico) per le indubbie carenze e criticita' del sistema Italia. Ricordo inoltre che i principali paesi ospiti di migranti sono la Turchia -dalla Siria-, Libano e Giordania -siriani e palestinesi- Pakistan ed Etiopia, in nessuno dei quali la popolazione naviga nel benessere; certo vi sono stati malumori e compassion fatigue (cioe': ne abbiamo le scatole piene di ospitarli per tutti questi anni) ma non, di norma, l'ostilita' e il razzismo che riprendono quota in Italia. Che sia vero quel che scrisse il liberale Gobetti che il fascismo era "l'autobiografia del nostro paese"?

(Cecilia Clementel)

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