Se il lavoratore viene “oggettivato”

Pubblicata il 13 novembre 2018

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Francesco Garibaldo
Bologna. Nel corso del congresso della Fiom di Bologna, Francesco Garibaldo, direttore della Fondazione Claudio Sabattini è il intervenuto sul tema dell'impatto nelle aziende di quella che viene ormai universalmente chiamata Industria 4.0. Abbiamo quindi ripreso questo tema nel corso di una conversazione con l'autore del lavoro.

“Partirei dalla constatazione che l'industria 4.0 in realtà non è una cesura così radicale rispetto al recente passato. Innanzitutto per poter procedere lungo questa strada bisogna prima avere fatto una serie di operazioni di riorganizzazione del lavoro (mi riferisco alla “lean production”) e quindi senza questo lavoro preliminare le nuove tecnologie non sono in grado di produrre un risultato; c'è una certa continuità dal punto di vista della struttura organizzativa, e le nuove tecnologie esaltano quelli che prima erano elementi già esistenti ma meno potenti. Faccio un esempio: uno dei capisaldi della lean production è l'eliminazione di tutte le attività che non hanno valore aggiunto.Anche in passsato si utilizzavano strumenti organizzativi che permettevano di fare l'analisi del lavoro e avere degli elementi di controllo per eliminare tutto ciò che non era “utile”. Se, ad esempio, durante la lavorazione l'operaio doveva spostarsi per prendere pezzi per il lavoro un controllo aveva verificato quanti passi doveva (tempo che l'azienda considerava tempo improduttivo) e quindi era stato introdotto un carrellino per evitare che l'operaio si dovesse spostare. Ora sono gli stessi attrezzi da lavoro che definiscono i passaggi da effettuare.
Siamo certamente di fronte a una novita radicale, perchè assistiamo al potenziamento massimo di tecnologie che erano già presenti. E quindi è opportuno demistificare, almeno in parte, l'arrivo dell'industria 4.0.
Quanto alle aziende che usano queste novità per fare prodotti innovativi, anche in questo caso l'elemento di novità è ben presente ma gli elementi di rottura col passato non sono così radicali, anche prima le aziende cercavano di introdurre degli elementi di intelligenza nei prodotti, ovviamente dipendeva dai settori, e quelli presenti a Bologna nell'ambito delle macchine automatiche avevano già dei piccoli computer a bordo macchina per registrare dei dati che poi si potevano scaricare pere meglio capire le criticità di quel passaggio produttivo. Se poi aggiungo uno strumento che mi trasmette in tempo reale tutte le informazioni moltiplico al cubo le possibilità di conoscere e controllare il processo produttivo in tempo reale.”

E' quindi esagerato parlare di rivoluzione?
“Diciamo che c'è una grossa novità di tipo sociale sociale. Mentre prima questi passaggi produttivi erano mediati da un rapporto sociale (il capo, oppure il programmatore) oggi tutti i manuali impresa riportano spessissimo la parola “oggettivazione”, perché non c'è più un rapporto con una persona, ma c'è un rapporto con un programma. Si tratta di una trasformazione importante, perchè il lavoratore viene controllato non solo nel corso della sua prestazione (come peraltro avveniva anche prima) ma può essere monitorato momento per momento in tempo reale e consentire al sistema di poter avere un controllo totale e questo controllo totale ovviamente determinare una situazione di così totale trasparenza del lavoro che cambiano i rapporti sociali. Se il sistema può sapere tutto del lavoratore significa che può ritorcersi contro di lui o più banalmente il sistema può sfruttare le informazioni per tagliare ulteriormente i tempi di lavorazione, o togliere tutto quello che non produce valore aggiunto. E ciò che sta già accadendo, tanto è vero che possiamo vedere un filo rosso che accomuna le aziende: in tutti i luoghi c'è una compressione sul dipendente (anche se diversa da fabbrica a fabbrica) e assistiamo ad una progressiva capacità da parte dell'impresa di modellare a propria discrezione il funzionamento lavorativo.”

Tutto ciò come impatta sul sindacato?
“Vediamo subito delle differenze: dove il sindacato ha una presenza e ha capito cosa sta accadendo e cosa fa l'azienda contratta come introdurre queste novità e dove è capace contratta anche qualcosa in più che dei limiti all'innovazione, contratta anche delle modalità, e in alcune aziende è avvenuto o sta avvenendo; dove il sindacato non è in grado di intervenire rischia di correre dietro alla coda del processo, è difficile intervenire solo con strumenti tradizionali e devi quindi aprire una discussione che non può essere solo aziendale, ma una riflessione del tipo di quelle fatte nei grandi momenti di svolta internazionale e nazionale (ad esempio l'introduzione della catena di montaggio e del taylorismo) e i sindacati devono poter affermare che la nuova fase va affrontata senza alcun determinismo. Le nuove tecnologie possono aiutare a risolvere i problemi delle fatiche e offrire anche la possibilità di dare maggiore spazio di intervento ai lavoratori.
Questo introduce un ulteriore elemento di differenza perché il sistema è fatto in maniera tale che tu per poter avere una qualche possibilità di intervento devi elaborare progetti, che sono progetti collettivi.Di fronte a questi sistemi ci sono delle cose che può ottenere solo come risultato di un gruppo di lavoro. Il sindacato quindi deve introdurre un nuovo livello di capacità critica.”

(m.z.)

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