Si chiama condono

Pubblicata il 15 novembre 2018

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Certamente la lingua italiana è bellissima e consente di lavorare molto con la fantasia. Purtroppo le parole scritte hanno un peso così come il decreto Genova (dove si intreccia la tragedia del crollo del ponte Morandi al terremoto di Ischia del 2017 e a quello del Centro Italia del 2016).
Infatti all'art. 25 del decreto legge è previsto che i Comuni dell'Isola d'Ischia: Casamicciola, Forio e Lacco Ameno dovranno, entro 6 mesi (? Solo per i pareri degli Enti sono previsti 6 mesi!) definire le pratiche sospese dei vari condoni edilizi: del 1985, del 1994, del 2003.

Però c'è sempre un però: si dice che “Per la definizione delle istanze di cui al presente articolo, trovano esclusiva applicazione le disposizioni di cui ai Capi IV e V della legge 47/85”. E secondo voi per quale motivo? Semplice. Così operando si potrebbero condonare immobili insanabili per la legge del 2003, ma non per quella del 1985, che consentiva di sanare le case costruite anche in aree sottoposto a vincolo paesaggistico, idrogeologico e culturale e bypassando così quella più restrittiva del 2003 e quella del '94 (che imponeva limiti volumetrici).
Convinti? Sarebbe stato sufficiente un richiamo legittimo alle norme citate evitando contorsionismi inutili e dannosi.

Poi c'è il condono n. 2. Il cugino del n. 1
Cioè quello per le zone terremotate dove addirittura si permetterebbe, nelle quattro regioni del Centro Italia colpite dai recenti terremoti, di sanare gli abusi recenti fatti negli ultimi 13 anni dall'ultimo condono del 2003. In più, si consente la possibilità di sanare un aumento di volumetria fino al 20% utilizzando le norme del Piano Casa. Altro che decreto scritto col cuore e con un'alta valenza giuridica.
Ci vuole solo un poco di attenzione nello scrivere i decreti e le norme cercando di semplificare un linguaggio giuridico già ostico di per sé.

Si può fare di meglio, ecco alcune proposte,
 
- Un piano straordinario per evadere le domande di condono edilizio pendenti in tutta Italia.

- Una conferenza stato regioni che non lasci soli le Regioni ed i Comuni, che si sono dimostrati inadeguati a svolgere il ruolo di controllori, in una battaglia civile che, a seconde della diverse aree e realtà geografiche, può essere molto complessa da gestire.

- Un piano regionale di intervento con nuove risorse economiche ed umane dove, assumendo giovani tecnici diplomati e laureati, che porti, entro breve, ad una mappatura delle costruzioni abusive.

- Riprendere un percorso di visione globale verso il futuro garantendo una casa ma soprattutto condizioni dignitose di vita familiare.

- Avanti con le demolizioni senza timori, programmando eventuali ricostruzioni di nuovi quartieri che possano ospitare chi ora vive in costruzioni abusive ed in situazione di necessità.
Infine voglio appellarmi ai senatori ed alle senatrici che avranno, in fase di conversione del decreto, la possibilità di reintrodurre norme di buon senso finalizzate alla salvaguardia del nostro territorio già martoriato da innumerevoli costruzioni abusive che deturpano il nostro splendido paesaggio.
E voi come lo chiamereste?

(Dino Bufi)

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