Applicare la Costituzione e difendere e promuovere il pluralismo

Pubblicata il 17 novembre 2018

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Non è solo la questione dei tagli al Fondo per il pluralismo dell'informazione e il rischio di chiusura che questi possono determinare per tante testate libere, ma è anche un perdurante clima di insofferenza e intolleranza verso il ruolo dell'informazione a determinare una nuova fase di allarme e mobilitazione.
Siamo tra coloro che credono importante ristabilire le condizioni per una piena adesione da parte delle forze di Governo e di tutto il Parlamento ai principi Costituzionali della libertà e del pluralismo dell'informazione, come ha ricordato con il solito rigore e tempestività il Presidente Mattarella
Ma questa nuova veemenza nei confronti della stampa avviene proprio mentre è aperto il percorso della Legge di Bilancio, dopo gli annunci di queste settimane sui Tagli al Fondo per il Pluralismo e l'innovazione dell'informazione contro i quali si è certo levata la voce unita delle associazioni della filiera editoriale , della Federazione nazionale della stampa, dell'Ordine dei giornalisti.
La conferenza stampa della scorsa settimana ha, d'altra parte, confermato che attorno al tema del pluralismo vi è ancora un'ampia convergenza che riguarda sia parti importanti dell'attuale maggioranza di Governo, sia chi ha sostenuto la Legge nella precedente Legislatura ed ora ne difende con forza i contenuti fondamentali. Tante dichiarazioni di sostegno arrivate da Lega, Pd, Forza Italia, Leu, Fratelli d'Italia oltre che da tanti sindaci o rappresentanti delle Istituzioni che già si erano esposti di persona, tre anni fa, a sostegno della campagna #menogiornalimenoliberi.
Oggi dovremmo forse ridare continuità a quella campagna con un nuovo hastag: # menoinformazionemenoliberi
Al Sottosegretario Crimi abbiamo da tempo chiesto di avviare un Tavolo di confronto con le realtà della filiera editoriale per ragionare in modo costruttivo di possibili modifiche della Legge che vadano nella direzione della trasparenza, del rigore, dell'innovazione e della promozione e confidiamo di poter avviare questa riflessione e confronto nei prossimi giorni.
Se si prova ad entrare nel merito , infatti, delle motivazioni Costituzionali del pluralismo e si condivide questo punto di partenza la Legge si trasforma in uno strumento che non riguarda solo le testate e le realtà che già esistono e che andrebbero salvaguardate, pur con un rinnovato rigore, ma anche il diritto dei cittadini ad avere, in ogni territorio o in diversi contesti culturali, un'informazione plurale con cui rapportarsi e da valutare con strumenti adeguati annualmente, rispetto alla funzione di interesse pubblico svolta.
Un lavoro giornalistico che favorisca un approccio critico e indipendente all'informazione, che affronti, come ha ricordato e suggerito il Prof. Giovanni Maria Flick, nella iniziativa del 7 novembre alla Camera, una nuova linea di intervento e di promozione verso l'intera realtà scolastica con il sostegno ad azioni di media literacy, di educazione all'informazione. Ma su questo la politica ha la responsabilità e l'opportunità di avviare un confronto e di ricercare e trovare soluzioni condivise.
Vi è poi, ancora, un grande lavoro di informazione e di chiarezza da sviluppare da parte delle cooperative e delle altre realtà non profit nei confronti dei cittadini e dell'opinione pubblica per far comprendere che cosa significhi un'editoria indipendente e non profit che svolga, in piena trasparenza e nel rispetto dei contratti e delle regole, la funzione fondamentale di informare criticamente su quanto riguarda aspetti specifici della vita politica sociale, economica, culturale a livello nazionale o locale in piena autonomia da orientamenti e poteri esterni o da editori occulti.
Sono l'indipendenza, il non fine di lucro, la non scalabilità, il lavoro professionale associato, il profondo rapporto quotidiano con le proprie communities di riferimento, a partire da quelle locali, ma anche da quelle che si basano su particolari e specifiche istanze politico culturali a livello nazionale o riferite agli italiani all'estero o alle comunità linguistiche o a particolari situazioni sociali, che fanno la specificità e la funzione di interesse pubblico di queste realtà.
Il mercato, come si sa, più che mai anche nella realtà italiana, produce naturalmente concentrazione e svolge comunque un ruolo fondamentale in un sistema editoriale complesso e sempre più multipiattaforma.
Ma il mercato non può essere in grado da solo di essere regolatore verso l'affermazione di un sistema plurale dell'informazione: e per comprendere questo basterebbe considerare alcuni fattori, come la dimensione dei bacini di utenza in cui si opera e quindi la dimensione potenziale massima dei pubblici a cui ci si rivolge con una testata; le attuali concentrazioni di pubblicità concentrata su pochi grandi players; l'impossibilità, sancita dalla legge sull'editoria, di avere forme di sostegno economico o di ingresso nel capitale sociale delle cooperative di giornalisti da parte di altri soggetti economici, proprio per garantire che esse siano sempre in grado di esprimere piena autonomia; gli opportuni obblighi di tracciabilità nei pagamenti, ecc...
Pare evidente, cioè, che senza un correttivo, certo parziale, ma programmato, dell'intervento di sostegno pubblico molte altre realtà dell'informazione indipendente andrebbero a scomparire, ma pare altresì evidente che non manchino già oggi criteri fortemente selettivi e trasparenti per poter accedere ai benefici del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione.
Gli interventi dello Stato e delle Regioni con esso, sono quindi utili e indispensabili per correggere le pure logiche di mercato e consentire il pluralismo. Ma l'altro fattore da sfatare verso una larga parte dell'opinione pubblica è quello che si tratti di realtà che non si pongono quotidianamente il tema dell'efficacia e dell'efficienza imprenditoriale e dell'innovazione per riuscire a garantire qualità e capillarità dell'informazione ai propri lettori, abbonati, utenti e alle comunità di riferimento. Con un caratterizzazione fondamentale aggiuntiva: le cooperative di giornalisti e le altre realtà non profit non possono e non potranno in alcun modo dividere tra i propri soci alcun utile della propria attività in quanto realtà non profit e in quanto doverosamente richiesto dalla Legge.
Se è vero che ogni euro di risorse pubbliche può essere speso solo garantendo la massima trasparenza l'attuale Legge sull'editoria si è fortemente avviata in questa direzione, ma può e deve certamente essere migliorata, anche con il confronto ed il concorso preventivo di tutte le componenti della filiera editoriale.
La sfida dell'innovazione è poi aperta e le cooperative e le altre realtà non profit sono impegnate nella sperimentazione di nuovi strumenti di piattaforma e di nuove modalità di interazione con i lettori e i cittadini, sapendo far interagire la edizione cartacea con altri canali di fruizione multipiattaforma che la rivoluzione digitale consente di sperimentare e promuovere.
Vi è infine, da sottolineare come la legge attuale sia, non a caso, riferita al Fondo per il Pluralismo e l'innovazione dell'informazione e comprenda diverse linee di intervento sull'intera filiera editoriale e, quindi, opportunamente, anche se con specifici e diversi criteri, anche per le radio e tv locali. Vi è, quindi, un problema di mantenere le disponibilità totali annuali del Fondo in grado di svolgere efficacemente la sua funzione di strumento di affermazione del pluralismo e di forte incentivazione verso l'innovazione.
Siamo convinti che la libertà e il pluralismo dell'informazione siano beni di interesse pubblico, siano diritti dei cittadini che vadano affermati con una logica di investimento in ogni territorio del Paese: si riparta, quindi, dalla Costituzione e dai principi in essa espressi e si provi a superare una visione del sostegno come un costo o una spesa impropria e invece si discuta tra Governo, Parlamento e tutte le realtà della filiera editoriale per ricreare le condizioni migliori e condivise non solo per difendere il pluralismo ma per promuoverlo in tante parti del Paese e verso tante comunità che ne hanno diritto e che oggi ne sono prive.

(Roberto Calari, Presidente Alleanza delle Cooperative Comunicazione)

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