Le proposte della Cgil per Ravenna

Pubblicata il 18 novembre 2018

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Le proposte della Cgil per Ravenna
Ravenna. La Cgil ha costruito un congresso ambizioso per dare il proprio contributo alla crescita e sviluppo della città e del territorio. Ne parliamo con il segretario (riconfermato) Costantino Ricci.

Come siete arrivati a questa scadenza politica?
“Abbiamo costruito un congresso come momento di discussione che fa in bilancio del passato ma traccia anche le linee di indirizzo di politica sindacale.
Nella mia relazione e nel dibattito congressuale sono tre i punti principali che sono stati analizzati: la città di Ravenna il secondo è il rapporto col governo e infine alcune questioni sulla contrattazione nazionale e quella che noi chiamavamo i riflessi di industria 4.0 e di come cambierà la fabbrica nei prossimi anni
Questi i tre temi sviluppati, siamo partiti dai gruppi di lavoro che hanno coinvolto i nostri gruppi dirigenti che hanno analizzato vari segmenti, a partire dall'economia ravennate, su cui ha lavorato il nostro ufficio di ricerca per analizzare le situazioni e mettere in condizione tutto gruppo dirigente di avere le informazioni per costruire le politiche che noi intendiamo discutere nel ravennate.
E' chiaro che parlare di Ravenna vuol dire parlare del suo porto, parlare del distretto chimico e della presenza dell'Eni e quindi anche l'estrazione, Vuol dire parlare turismo questi sono i tre segmenti principali; siamo anche consapevoli del valore dell'agroindustria, del distretto ceramico del faentino e della meccanica legata al packaging e all'automotive nel lughese sono ancora segmenti importanti ma abbiamo deciso di partire dal porto perché tra lavoratori diretti e indiretti il porto da occupazione a oltre 6000 persone, è previsto un investimento di 235 milioni di Euro già finanziati per approfondire i fondali a 11 m 50. Per il rifacimento delle banchine ma anche di nuova banchine e un nuovo hub portuale per i container; tutti interventi per rendere più appetibile la struttura.
Il porto è importante. però diciamo anche che un'opera di questo genere deve prevedere un'attenzione per la sicurezza e per le vie di comunicazioni che fanno entrare e uscire le merci, quindi ferrovia direttamente sulla darsena e altri interventi sulla viabilità perché non solo uno scalo marittimo è competitivo quando riesce a far uscire le merci in tempi brevi. Non dimentichiamo che Ravenna è il porto di tutta la regione. Ed è qui che bisogna fare degli investimenti.

Avete poi ripreso il tema del comparto petrolchimico
“Si, è una questione importante perché è se vogliamo veramente pensare di rimanere una nazione manifatturiera (siamo i secondi in Europa) le materie prime fondamentali per la manifattura sono l'acciaio e i prodotti chimici.
Se Ravenna inizia a lavorare sulla chimica fine e la chimica verde(e ci sono dei progetti) è un passo importante ma il petrolchimico vive nel territorio se l'Eni continua a investire;noi abbiamo evitato la vendita un anno mezzo fa sembrava quando sembrava che la struttura finisse nelle mani di un fondo speculativo americano, non se ne è fatto niente anche per le pressioni fatte sia dalla categoria dei chimici a livello regionale ma anche dal sindaco di Ravenna che si è speso molto su questo.
Noi ora dobbiamo alimentare il nostro distretto chimico in maniera che sia funzionale poi a tutto se il segmento dell'economia ravennate. Eni è una questione di importante per Ravenna sia perché se vogliamo veramente arrivare a a un'energia pulita, dobbiamo gestire la transizione, un passaggio non si può inventare dall'oggi al domani. Noi possiamo ancora sfruttare i giacimenti che abbiamo nell'alto Adriatico per portare il paese ad una transizione verso l'energia pulita, dall'eolico al solare.
Lo smantellamento delle piattaforme obsolete a mare è un altro tema su cui lavorare perché alcune possono diventare centri di ricerca per le energie alternative l'eolico ma le altre dovranno essere smontate e portate a terra.

Poi abbiamo Ravenna (e non solo) come polo turistico
“Ravenna città d'arte, poi abbiamo la costa, abbiamo l'enogastronomia della nostra collina è chiaro quindi che noi dobbiamo fare sistema. Ora come ora non c'è un sistema turistico ravennate, non c'è un sistema turistico della costa. Bisogna innalzare la qualità dell'offerta perché è ultimamente hanno ragionato solo sul prezzo e abbassando sempre prezzi hanno deprofessionalizzato il settore. C'è invece bisogno di capire che il turismo è un'industria complessa che vede tanti soggetti ma che se si riesce a creare sistema diventa anche un volano economico.

E infine il rapporto fra il sindacato il il sistema politico.
“Qui registriamo prima di tutto un fatto: il rapporto con le amministrazioni c'è ed è ben consolidato
Ben diverso il discorso a livello nazionale e da Monti al governo attuale passando per Renzi i rapporti fra sindacato e governi sono stati praticamente nulli, non c'è mai stato un confronto sulle linee strategiche.
Ma quando si tratta di concludere complicata vertenze nazionali (penso all'Ilva di Taranto) i sindacati sono ospiti ben accetti.
Se quindi si pensa ad un sindacato solo aziendale, la Cgil non ci sta , ha un'altra storia.

(m.z.)

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