I nervi scoperti del Pd sui temi ambientali

Pubblicata il 20 novembre 2018

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Spett. redazione,
intendiamo replicare alle recenti affermazioni del Partito democratico, apparse sulla stampa in merito alla “presunta istituzione” della Consulta Ambiente. In primis, pacatamente, invitiamo il partito a informarsi meglio degli avvenimenti, per non raccontare più fatti non veri.
Occorre premettere (se qualcuno avesse dubbi in merito) che la consulta non può essere un luogo di
decisioni, perché la politica ha già le sedi a questo deputate (Giunta e Consiglio comunale, apposite
commissioni consiliari, istituti tecnici deputati al rilascio di pareri, conferenze dei servizi, ecc...).

La consulta delle associazioni ambientaliste è un punto di incontro organizzato dall'Amministrazione comunale con di questa specifica categoria di portatori di interesse, al fine di conseguire obbiettivi di condivisione e partecipazione.

“L'ambiente è una cosa seria”. Secondo il Pd, per attribuire serietà alla consulta servirebbe la presenza degli enti da loro suggeriti. Questo fatto cosa potrebbe indurre a pensare delle altre consulte istituite dalla precedente amministrazione? Citiamo, a solo titolo di esempio, la consulta del Volontariato, in cui non si ha presenza stabile degli equivalenti sindacati degli Operatori del settore assistenziale, dell'Asl e del consorzio per i Servizi sociali. Questo significherebbe che la giunta Manca ha affrontato la tematica “volontariato” con minore serietà rispetto a quella che ora si richiederebbe per il tema “ambiente”? O forse lascerebbe intendere una minore serietà dei partecipanti? O, ancora, che il panel di partecipanti della consulta Volontariato garantisca maggiore fedeltà politica e non sia, quindi, necessario annacquarne la rappresentanza chiamando in causa soggetti esterni?
Noi non crediamo a nessuna di queste ipotesi: riteniamo semplicemente tali affermazioni incoerenti e contraddittorie, sia con la logica, sia con le politiche attuate nel recente passato.

Perciò vorremmo comprendere a quale scopo, in una consulta comunale di associazioni di volontariato ambientaliste, si pretenda di inserire soggetti esterni a esse. Enti pubblici terzi e sindacati di categoria sono altra cosa. Perché, quindi, in una consulta delle associazione ambientaliste, invitare soggetti esterni ad esse? Lo scopo è annacquare la partecipazione?

Si vuole replicare il modello di partecipazione inutile di tanti organismi insediati allo scopo esclusivo di costituire una “claque” al potere del Partito democratico? Organismi che se “suonano all'unisono” con la giunta sono osannati, acclamati e ben strutturai ma che, appena mettono in luce le ombre del potere, vengono attaccati, depotenziati, trasformati o soppressi?

Si vuole replicare il modello fallimentare delle Consulte venatorie, dove, tra una scusa e l'altra, le
associazioni ambientaliste finiscono per essere rappresentate dai cacciatori di Eko Club e Urca? Se è questo è il modello di partecipazione del Pd, diciamo “no grazie, abbiamo già dato” e passiamo la mano.

Speriamo, invece, che il modello di partecipazione della nuova maggioranza possa essere diverso e che si possa percepire una sostanziale differenza di visione tra i due mondi alternatisi alla guida della città.

“Una volta che uno ha vinto le elezioni, poi fa quello che gli pare”, questa prassi, dichiarata dai piccoli alleati di Manca e ampiamente attuata dal precedente sindaco Assente, è un tratto storicamente acquisito delle maggioranze targate Pd.

“La consulta ambiente non è nel programma del Movimento 5 Stelle”. Chi parla è il medesimo partito che ha tentato di ampliare la discarica senza averlo dichiarato in programma e in campagna elettorale? Abbiamo ben compreso?

L'istituzione della consulta Ambiente è una richiesta portata avanti da alcune associazioni che, per
prime, hanno deciso di trovarsi e tentare di aprire un percorso di partecipazione sinora assente in
città, invitando tutte le altre associazioni ambientaliste ad aderire. Qualcosa di molto lontano da un
contenitore per il RABbonimento della cittadinanza, come il RAB istituito in occasione della realizzazione della centrale di cogenerazione.

L'aspettativa delle associazioni è legittima e a nulla rileva il fatto che nel programma del Movimento 5 Stelle questa cosa non ci sia: è evidente che ogni novità sopraggiunta e posta all'attenzione della nuova maggioranza dovrà essere valutata alla luce delle sopravvenienze e della coerenza con il programma di governo della nuova compagine. Le associazioni, leggendo tale programma, non hanno trovato la chiusura alla possibilità per i cittadini di essere coinvolti nella partecipazione alla gestione della città, pur nel reciproco rispetto di ruoli e competenze. Anzi…

Il Pd ha invocato subito il soccorso, all'interno della consulta, dei “Marchesi del Grillo istituzionali”, enti pubblici che, sinora, hanno sorretto anni di politiche dissennate in tema ambientale (1).
Forse la speranza è che essi intervengano ancora in difesa del proprio operato? Questi enti, ormai, hanno la stessa credibilità del Pd e appaiono da loro indistinguibili e, quindi, non più enti terzi. Il Pd stesso, con queste azioni, esplicita di considerarli “cosa propria”.

Esiste una problematica ambientale a Imola. Sarebbe interessante aprire i dossier lasciati aperti dall'amministrazione Manca sul tavolo della nuovo giunta: a cominciare dai gravi problemi di disoccupazione e di emergenza abitativa (in un contesto di mercato ipersaturo di abitazioni in vendita), per approdare a gestione, recupero e smaltimento dei rifiuti speciali sul nostro territorio, alla sicurezza degli edifici scolastici e del ponte della Tosa, alla qualità dell'acqua potabile, alla qualità dell'aria, al fallimento delle politiche dei trasporti rotabili a servizio del distretto industriale imolese, ai costi del teleriscaldamento, alla gestione delle attività estrattive ed edilizie, alla riconversione del comparto dell'Osservanza, alla corretta gestione del Con.Ami e dei patrimoni a questi lasciati in affidamento dai Comuni aderenti.

Occorre aprire questi dossier anche al di là delle analisi di facciata (sempre positive) degli enti chiamati, sino a pochi mesi orsono, a sorreggere il gioco alle amministrazioni targate viale Zappi.
La reazione scomposta del Pd fa ben comprendere come dietro tematica “ambiente” si nascondano grandi problematiche di cui la cittadinanza deve ancora prendere coscienza e che, grazie anche ai “Marchesi istituzionali” di cui sopra, sono state sinora ampiamente sottaciute o sedate.
È evidente che, pur dall'opposizione, la consulta ambiente spaventa il Partito democratico.
Caro Partito democratico: sull'ambiente hai qualche nervo scoperto?

(Panda Imola)

Riferimento punto1) Abbiamo avuto, in ordine sparso e in elenco non esaustivo: urbanizzazione selvaggia del territorio imolese, con capannoni inutilizzati e migliaia di appartamenti vuoti e invenduti (e contemporaneamente famiglie in emergenza abitativa), gestione irresponsabile del verde urbano, realizzazione, mantenimento e progetto di ampliamento della discarica sui Tre Monti, gestione inefficiente e insufficiente dei rifiuti solidi urbani alla luce dell'applicazione di una politica circolare della materia, gestione irresponsabile dell'Autodromo di Imola sotto l'aspetto dei disagi alla collettività ed economico, gestione carente nell'efficienza energetica dell'amministrazione, svilimento delle prerogative del Parco delle Acque Minerali (a livello acustico e urbanistico, dopo gli scempi degli abbattimenti di 800 alberi al suo interno per la sua “riqualificazione” e di altri 300 per i lavori di variante al tracciato), realizzazione di una centrale di cogenerazione (altamente inefficiente che disperde un terzo dell'energia nell'aria e diffonde sulla città la polvere equivalente di 70.000 camini a legna), insistenza pervicace nell'attraversamento Nord-Sud della città, lasciando il traffico di attraversamento Est-Ovest all'interno delle zone abitate, strumenti urbanistici non conformi alle tutele paesaggistiche, proliferazione incontrollata di centri commerciali (generatori di traffico e sottrattori di posti di lavoro, a scapito dei negozi del centro), una politica della sosta, (nata su principi corretti ma malamente gestita al solo fine di fare cassa evitando di disturbare altri attrattori di traffico, quali ospedali, strutture pubbliche e centri commerciali e avendo come vittima il centro storico), chiusura di pozzi di acqua potabile a causa di inquinamento delle falde, realizzazione di una centrale idroelettrica al ponte della Tosa che interrompe illecitamente il “Deflusso minimo vitale di acqua” nel torrente Santerno, colossale sperpero di danaro pubblico nel fallimentare processo di recupero del Complesso dell'Osservanza (teso a preservare gli appetiti immobiliari degli amici costruttori e deludendo le aspettative di una parte importante della collettività imolese), approvazione di un progetto di espansione di un grande allevamento avicolo nelle immediate vicinanze delle abitazioni di Ponticelli, impermeabilizzazione selvaggia delle aree di conoide (quelle fondamentali per la ricarica delle falde), continui interventi di tombamento dello storico Canale dei Molini, contribuendo a cancellare la memoria e a peggiorarne la qualità delle acque stesse, boicottaggio delle norme di efficienza energetica degli edifici, creazione di un percorso “farlocco” di “Contratto di fiume” (finalizzato a non affrontare realmente le tematiche di
tutela del corpo idrico principale del territorio, evitando di disturbare i predoni del torrente Santerno), proposta di una pista ciclabile inutile da Mordano a Castel del Rio (in grado esclusivamente di danneggiare le aziende agricole senza apportare risorse al territorio e lasciando che i residenti rischino la vita in bici sulla Ex SS 610 Selice Montanara Imolese), fallimento colossale della pianificazione urbanistica del comparto dello Scalo merci, (mai pensato a servizio della città e delle sue imprese ma soltanto a vantaggio esclusivo di poche imprese chiamate a esigere un pizzo sulla mobilità delle merci imolesi), dannosi abbattimenti massicci di piante sulle sponde del torrente Santerno a seguito di un evento di esondazione (lasciando in alveo le piante morte pericolose ma scomode e prelevando dalle sponde le piante vive, necessarie alla stabilità dei versanti e all'incremento del coefficiente di scabrezza dell'alveo, ma più facili da asportare, per alimentare il business della vendita del legname), preoccupanti percentuali di mortalità legate alle patologie polmonari nella popolazione cittadina (sulle quali l'Asl ha risposto che o la Regione ha sbagliato i conti o gli imolesi fumano troppo, senza interrogarsi, colpevolmente, sulla morte evitabile di decine di imolesi ogni anno in più rispetto alla media), un pesante tributo di sangue a una politica insostenibile della mobilità, una rete acquedottistica cittadina ancora fortemente basata su condotte in eternit, acque potabili servite dall'acquedotto con valori elevati dei Nitrati. Siamo costretti a interrompere...

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