Delitto e castigo

Pubblicata il 20 novembre 2018

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Dovete mettere i vostri corpi sugli ingranaggi e sulle ruote... sulle leve, su tutti gli apparati, e dovete farli smettere. (Sartre)


Prima di ogni altra cosa, prima delle porcate leghiste e degli inganni pentastellati, prima ancora del congresso PD da cui ci si aspetta quel che non può arrivare, in cima ai pensieri di tutti va messa la questione ambientale.
Ignorata dai partiti.
Vilipesa da ministri della Repubblica.
Dimenticata dai cittadini.
Restiamo sgomenti alla vista di un profugo e indifferenti alla prospettiva di un mondo invivibile per i nostri figli.
È come se avessimo perso il contatto con l'essenza stessa della vita sulla terra.
Il solo raggio di sole è quello che è tornato a sorridere in Germania.
C'è da sperare che serva a risvegliare i dormienti.
Il resto è desolazione.

Contro il degrado dell'aria che respiriamo, dell'acqua che beviamo, del suolo che coltiviamo, non si fa niente di importante.
Da sempre ma, se possibile, ancor meno negli ultimi anni.
Da quando, dopo la crisi che molti avevano salutato come l'occasione per imboccare la via stretta della redenzione ecologica del mondo, l'ordine delle priorità è stato riscritto e la cultura ambientale che si era fatta strada nella considerazione delle nuove generazioni inducendo governanti riottosi ad assumere timide iniziative, è stata risospinta nelle retrovie dell'attenzione istituzionale e sociale.
Gli impegni di Kyoto sono un lontano ricordo, gli accordi di Parigi un penoso autoinganno.
Ci sono sempre delle ragioni per cui le cose non accadono, i traguardi non si raggiungono, le scadenze non si rispettano.
Ma quelle che sentiamo non sono buone.
La verità è che abbiamo voltato le spalle al nemico.
Stiamo perdendo la guerra senza combatterla.

Cancellata l'idea stessa di prevenzione, abbandonata anche la trincea della mitigazione del danno, non riusciamo neppure ad abbozzare politiche decenti di adattamento.
Il solo pensiero che abbiamo in testa é quello del risarcimento.
Si tratti delle calamità naturali o delle misure sociali.
I buoi camminano pigri dietro il carro.
Quel che sgomenta è che sappiamo tutti come stanno le cose, Istituzioni e popolo.
Vediamo i segni premonitori di ciò che accadrà, alcuni effetti li possiamo già toccare.

Qualche tempo fa non era così, eravamo come fumatori ignari del danno, gli eventi terribili, quelli che la mente rifiuta di vedere, erano relegati in un futuro indeterminato che non era difficile per i negazionisti come Trump mettere in dubbio.
Oggi sappiamo che la terra è tonda e perfino cosa fare perché continui a girare.
Fra tutte le chiacchiere attorno alla “rivoluzionaria” manovra del governo non troverete una sola parola dedicata alla questione che tutte le contiene e dovrebbe orientare.
Nessuno si cura dell'Antartide che si scioglie, del surriscaldamento giunto a un punto di non ritorno.
Nessuno guarda la luna e tutti puntano il dito verso la crescita dei tumori, la violenza degli eventi atmosferici, l'erosione delle coste, l'esondazione dei fiumi e sui costi necessari a curare ferite autoinferte che sanguinano sempre di più.

Rifiutiamo di vedere la connessione fra gli eventi, come se le cause fossero all'interno degli stessi, quando invece sono distanti, nello spazio e nel tempo, dai loro sintomi.
È un mondo senza perché in cammino verso un domani senza volto.
Come un aereo in volo che sta esaurendo il carburante e viaggia senza una rotta, senza sapere se troverà una pista su cui atterrare.
C'è una sconvolgente dismisura fra il rilievo del problema e le attenzioni che gli riserviamo.
L'allarme dell'Onu, se mai qualcuno presta ancora attenzione alle sciocchezze degli scienziati, è stato archiviato prima ancora di essere visionato.

Il giorno stesso la Regione Emilia-Romagna ha revocato il provvedimento di contrasto al particolato sottile prodotto dalle auto diesel.
Le consorelle non hanno nemmeno fatto la mossa.
Chiamparino, assumendo la presidenza del Piemonte, promise una piattaforma comune fra le regioni padane per affrontare alla scala appropriata il problema dell'inquinamento nelle nostre città.
Chi l'ha vista?

Achille e i suoi piccoli amici “fumano” un pacchetto di sigarette al giorno.
Sono bianchi di fuori, come piace a Salvini, e neri dentro.
In compenso il Ministro Costa ci fa sapere di avere eliminato le bottiglie di plastica dai suoi uffici.
L'urlo di Munch non basta a esprimere l'angoscia.

Che una parte dell'apparato produttivo accetti la sfida del futuro non fa che accrescere il rammarico per ciò che si potrebbe fare e non si fa.
Un campo di innovazione ricco di opportunità imprenditoriali che possono essere colte se solo si orienta la bussola verso la sola stella polare che brilla nel firmamento del terzo millennio.
Il terreno d'elezione per un Paese come l'Italia.

Privo ormai di grandi imprese capaci di occupare spazi di rilievo mondiale nei settori tradizionali, altrimenti condannato a una subordinazione competitiva sul versante dei costi che ci farebbe sprofondare in un vortice economico sociale e culturale senza fine.
Parlare di aumento dei salari e di riduzione dell'orario di lavoro con una struttura produttiva per metà in crisi di progetto e di prodotto è un vano esercizio.
Scuola, formazione, ricerca, innovazione, investimenti, politiche industriali, tutto va riorientato.
Salvezza del pianeta, salute delle persone e prosperità economica sono oggi intimamente collegate.
Le alternative vanno pensate e rese praticabili.
Non è più tempo di recriminazioni.
I tracciati dell'economia e dell'ecologia devono essere ricongiunti.
Il cerchio va chiuso.

Il rischio, scriveva Freud, è che i mulini macinino la farina talmente adagio che nel frattempo la gente muore di fame.
La terra ferita grida il suo dolore.
Manca la volontà di raccoglierlo, forse l'intelligenza di comprenderlo.
Oppure è scritto che debba finire così.
Ma almeno proviamoci.
Tutti abbiamo dei difetti.

Quello degli ambientalisti è stato l'integralismo, non trovare le parole per comunicare l'urgenza senza ingenerare resistenza, predicare in luogo di suscitare.
Quello dei nonni è l'impazienza, che é figlia della stessa madre, l'idea che non ci sia più tempo per aspettare quel che non può più attendere.
Siamo creature fragili e altamente imperfette, generosità e egoismo si mischiano nella vita di ognuno, ma niente è peggio di questa criminale indifferenza.

Ps. Rocco Casalino è il prototipo del grillino.

Inutile cercare nella setta quello che non c'è.
Se ci fosse, qualcuno si sarebbe alzato a reclamarne le dimissioni.

(Guido Tampieri)

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