Il manifatturiero italiano rallenta, prima battuta d'arresto in due anni

Pubblicata il 22 novembre 2018

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Il manifatturiero italiano rallenta, prima battuta d
Non succedeva da agosto 2016 che l'indicatore Pmi scendesse sotto ai 50 punti con il settore del manifatturiero italiano che subisce un brusco rallentamento, con un importante calo dei nuovi ordini e anche dell'export. I dati ISTAT parlano chiaro, per la prima volta negli ultimi tre anni l'economia italiana si è fermata, confermando un PIL stagnante e con delle prospettive che non appaiono di certo rosee, soprattutto nel settore manifatturiero.

Va detto che tale rallentamento è un fattore generalizzato a tutta l'Eurozona, ma per la prima volta nel corso degli ultimi due anni le industrie italiane hanno fatto registrare un netto peggioramento operativo. Segnali negativi che arrivano da ogni fronte: per quanto riguarda gli ordini, i dati registrano un peggioramento mai registrato da maggio 2013, che ovviamente va a ripercuotersi sulla produzione generale.

Le tensioni a livello internazionale inoltre hanno provocato, per la prima volta dopo sei anni, un calo anche delle esportazioni. Con questi dati, l'indice Pmi manifatturiero italiano, a ottobre, ha registrato 49,2 punti, sotto la soglia di attenzione fissata a quota 50.

È importante invertire presto la rotta e riportare tale valore sopra la soglia di guardia, attraverso un'evoluzione del nostro comparto manifatturiero che passa inevitabilmente da investimenti in grado di aprire nuove strade e dare maggiore visibilità alle piccole e medie imprese italiane.

Per mettere in campo nuovi investimenti è importante che le Pmi abbiano a disposizione la possibilità di accedere a un prestito veloce per aziende, in grado di supportare il processo di crescita. Un chiaro esempio di sostegno alle piccole e medie imprese è rappresentato dai prodotti dedicati messi a disposizione da ING, che fornisce la possibilità di accedere a prestiti veloci, trasparenti e personalizzati sulle singole esigenze dell'imprenditore, garantendo un rapido supporto per le ambizioni di crescita di ogni realtà produttiva.

Tornando all'indice PMI (Purchasing Managers Index), si tratta di una rilevazione effettuata dagli Istituti IHS Markit e presa come riferimento dai mercati poiché ritenuta molto affidabile, una sorta di termometro di come si muoverà la produzione industriale di un paese.

I dati ottenuti sono elaborati mediante l'intervista ai direttori di 400 aziende manifatturiere, proprio per questo è considerato un termometro molto vicino alla realtà, poiché tasta il polso ai diretti protagonisti dell'economia.

Da rilevare che oltre all'indice rilevato sotto i 50 punti, un altro punto preoccupante è quello riguardante gli ordini, il più basso degli ultimi 65 mesi. Tal diminuzione è dovuta anche alla debole combinazione tra la domanda domestica e le esportazioni.

Dai dati emerge che migliorano i tempi di consegna, ma questo perché la domanda di beni è diminuita e il livello di lavoro inevaso è crollato per il settimo mese consecutivo. Di contro il livello occupazionale è aumentato, perché le aziende hanno aggiunto personale in vista della possibile ripresa della domanda che dovrebbe esserci nel corso dei prossimi dodici mesi.

Il rallentamento italiano non è un caso isolato, anche se le preoccupazioni in altri stati sono meno evidenti. Nel complesso dell'Eurozona l'indice è sceso a 52 punti a ottobre, con Francia e Germania che fanno segnare anche loro una lieve contrazione, anche se rimangono sopra la soglia critica dei 50 punti.

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