Gli orchi ignoranti

Pubblicata il 23 novembre 2018

Vai alla sezione Politica »

Noi tireremo diritto (Benito Mussolini)


Tireranno diritto.
Qualsiasi cosa accada.
Incuranti delle conseguenze.
Con le carte truccate, come la Grecia.
Contro tutti e tutto.
Contro noi cittadini.
Gridando al complotto.
Non si capisce perché contro l'Italia e non l'Austria, la Polonia, la Spagna, o Malta.
Vietato eccepire.

Nel mondo rovesciato degli impuniti e dei bugiardi, dove il salato è dolce, l'ombra luce, la viltà coraggio e gli evasori vittime, i grillini, quelli del vaffanculo, le squisite personcine che hanno dato della grandissima zoccola a Ilaria Capua, ricoperto Laura Boldrini di ogni vituperio, meglio se sessuato, come più piace ai talebani vogliosi di mondare il mondo, accusato Mattarella di alto tradimento e tacciato di disonestà ogni opinione contraria, proprio loro lamentano gli eccessi polemici delle opposizioni e della stampa.

Quella asservita, naturalmente, perché quella libera, invece, apprezza il Governo, come del resto merita per lo straordinario, salvifico servizio che sta facendo al Paese.
Una miscela di aggressività e di vittimismo.
Un classico, a ben vedere.
C'è sempre un agnello che inquina l'acqua al lupo.
Anche se in politica e nell'informazione di creature inermi non ce ne sono molte.
Nel regno terreno beati non sono i mansueti.
Nessuno ama le critiche.
Chi è al potere meno degli altri.

Manichei lo siamo un po' tutti, in politica come nella vita.
Noi di sinistra ne sappiamo qualcosa.
Anche oggi che non presumiamo più di possedere la verità, non crediamo che verranno “i giorni che cantano” e speriamo solo in giorni migliori.
Siamo diventati più laici ma poi ci azzuffiamo per niente, fino all incomunicabilità.
All'inimicizia.
All'impotenza.

Mettere all'indice Letta, dare del traditore a Bersani o del fascista a Minniti non è così diverso dall'espellere Pizzarotti e accusare chi dissente di farlo per soldi.
Insomma, ascoltando le isteriche lamentazioni e i violenti attacchi dei nuovi padroncini, a molti vien da dire che così fan tutti.
E in effetti per non parlare di Berlusconi, anche Renzi era piuttosto insofferente ai rilievi e incline a schernire gli avversari, quelli che c'erano, quelli che si creava e quelli che immaginava.
Ancora ieri ha sostenuto che il suo Governo è stato ostacolato dai poteri forti.
Come un Salvini qualsiasi.

Primo o poi qualcuno ci dovrà ben dire quali sono questi poteri e con chi stanno, visto che non c'è politico che non denunci di averli contro.
In quel che di vecchio vediamo in questi giorni c'è tuttavia qualcosa di nuovo.
Nell'atteggiamento prima che nella volgarità verbale.
Nell'idea o per meglio dire nell'ideologia da cui sgorgano le parole.

Quella indisponibilità assoluta al confronto, quella pretesa di essere svincolati da ogni impegno, quella insofferenza ai contrappesi “adversarial”, come significativamente li chiamava Rooswelt, indispensabili al funzionamento di una democrazia, quella volontà di assoggettamento di ogni Istituzione autonoma, dalla Banca d'Italia all'Inps, alla Consob, al Coni, non sono solo la manifestazione di una bulimia di potere.

Dall'insieme e dalla radicalità delle sue espressioni emerge una difficoltà culturale ad aderire ai fondamenti di una democrazia liberale.
Quella per Putin e per Orban non è un'infatuazione.
Questo sovranismo non coincide con l'amor di Patria e nemmeno solo con l'autonomia da Bruxelles.
È un contenitore pieno di altre cose che stridono con l'idea di libertà che il vecchio continente conosce.
Che due ideologie totalitarie hanno conculcato nel secolo scorso.
E che oggi viene messa in discussione.
Chi avesse dubbi vada a vedere cos'è la libertà di stampa in Russia e in Ungheria.
Per inseguire la sicurezza, ammoniva Churchill dopo gli accordi di Monaco, finiremo per perdere anche la libertà.
Non sono tempi ordinari.

Sulla scia della critica al liberismo senza freni si sta innescando una crisi del pensiero liberale forse più importante, ancorché meno visibile e attenzionata, di quella della sinistra.
È dentro questa regressione, per le conseguenze che può determinare, che vanno misurati i pensieri, le parole e gli atti dei populisti.
È questo brodo di coltura che rende pericolose le chiusure e le prevaricazioni come quella che vuole “normalizzare” l'editoria togliendole ogni sostegno.
Che vi confluisca un pezzo di elettorato di sinistra non dovrebbe sorprendere chi ne ha conosciuto gli umori profondi, un tempo trattenuti, indirizzati, educati da una credibile e sensibile cultura riformatrice.
È la fine di un egemonia culturale.

La crisi di un pensiero che tra mille conflitti e tormenti è riuscita a rendere dialogiche e feconde le idee di libertà e di giustizia sociale.
La fiumana della storia sta portando giù tutti i detriti, anche quelli che sembravano sepolti nella melma dei suoi meandri tortuosi.
Servono nuovi argini.
Cosa sia la destra reazionaria lo sappiamo.
Se non la sottovalutiamo e non la sopravvalutiamo, se capiamo che la sua ascesa, come quella di Arturo Ui, è resistibile, possiamo sconfiggerla.

Più complicato, per una sinistra in grado di riprendere il cammino, è sciogliere il nodo ingarbugliato di un movimento ambiguo che, al di là delle sue velleità universali, è potuto crescere solo in un Paese frastornato da una confusione politica ventennale.
Nell'esperienza pentastellata non c'è nulla di profetico.
Non è un modello, né un inizio.
Non è la prima, è l'unica.
Podenos si è collocata a sinistra.
I democratici Usa sono ancora in campo.
Occupy Wall Street è rientrata.
L'Europa va a destra.
Altro c'è solo nella testa della Casaleggio e associati.

Questi primi mesi di governo hanno già detto delle cose, chiarito degli equivoci, smontato delle illusioni.
Il resto lo potrà fare la battaglia per l'Europa, che costringerà a dire da che parte stai, e, c'è da augurarsi, una sinistra capace di rigenerarsi attorno ai temi del lavoro, della giustizia sociale e dell'ambiente.
Quello che si può dire finora è che il M5S non ha rappresentato, da quando è sorto, un fattore di qualificazione della democrazia in Italia.
L'ha scossa dalle incrostazioni, l'ha movimentata ma non migliorata.

Per restare al tema, in un quadro di relazioni già deteriorato dalla guerra di delegittimazione fra i partiti e da un'informazione segnata dal conflitto d'interessi, coi grillini il degrado di una propaganda ossessivamente gridata è penetrato ancor più a fondo nelle istituzioni e nella società.
Si comunica per condizionare e intimidire.
Si cercano consensi spargendo ossa di nemici.
Non ne viene nulla di buono.

Nel mondo inospitale del terzo millennio la grande politica è quella che mette assieme, che sa suscitare un impegno concorde in Italia e in Europa.
Da solo non si salva nessuno.

(Guido Tampieri)

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.IVA 02226881205
© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl

Cookie Policy
Informativa Privacy