La final del mundo, metafora di un incontro di calcio a Buenos Aires

Pubblicata il 27 novembre 2018

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La final del mundo, metafora di un incontro di calcio a Buenos Aires
Buenos Aires. Macri aveva detto che lo svolgersi pacifico della partita fine del mondo tra River e Boca, annunciata per il giorno 24 alle cinque del pomeriggio, sarebbe stata la dimostrazione del fatto che il ministero della Sicurezza della signora Bullrich (la Salvini argentina) è in grado di garantire uno svolgimento pacifico del vertice globale dei venti potenti.

Non l'avesse mai detto. Sabato ventiquattro è stato prima di tutto una figuraccia mondiale, e forse anche l'annuncio di un'apocalisse. Prima della partita i giocatori del Boca sono stati aggrediti nel loro camioncino, due di loro feriti gravemente, poi sono state lanciate sostanze tossiche nello stadio e negli spogliatoi, poi la polizia ha chiuso gli ingressi, ha picchiato colpevoli e innocenti, ha caricato padri di famiglia col biglietto mentre migliaia di ubriachi seminavano il terrore tutt'intorno. La partita è stata sospesa e rinviata di ora in ora, finché alle sette e mezzo è arrivata la notizia che la partita era rinviata al giorno dopo.

I padroni del calcio (amici di Macri, che fu presidente del Boca negli anni 90) hanno tentato in tutti i modi di costringere i calciatori a scendere nella fossa gigantesca dello stadio Monumental. Ma i giocatori hanno risposto di no, stavano negli spogliatoi vomitando, con gli occhi irritati dai fumi dei gas,, terrorizzati da quel che poteva accadergli se fossero tornati in campo.

Il giorno dopo, domenica 25, gli organismi dirigenti del calcio argentino hanno deciso di rimandare nuovamente. A quando non si sa. Una nuova giornata di battaglia a pochi giorni dalla Cumbre Global del G20 non avrebbe migliorato l'immagine del governo argentino.
Nelle reti sociali circola un meme: “Angela Merkel ha telegrafato che questo G20 è meglio che lo facciamo in Skype.”

La parola fine
Sono venuto in Argentina all'inizio di novembre per presentare un libro che in questo paese è pubblicato col titolo “Fenomenologia del fin”, però non potevo immaginare che la parola “fine” era destinata a diventare il filo rosso del mio viaggio. L'ho scoperto poco a poco durante un mese di permanenza, mentre si stava avvicinando la data della mia partenza che avverrà più o meno in contemporanea con l'arrivo dei venti uomini (con qualche donna) più potenti del pianeta.
Però ho capito pienamente parole di Mario Bergoglio il giorno in cui prese nome Francesco (“sono un uomo che viene dalla fine del mondo”) sabato 24 alle otto di sera quando è stato chiaro che non si poteva disputare la partita tra River e Boca, le due squadre (entrambe argentine, entrambe bonairensi) che si contendono la coppa continentale.

Di questa partita ne sentivo parlare da quando ho messo piede in città. Dapprima doveva disputarsi il dieci di novembre, ma in quel giorno venne giù una quantità di acqua talmente inverosimile che si dovette rimandare. Tutti aspettavano quel giorno con tale ansietà che il pomeriggio del 24 era programmata una mia conferenza all'associazione psicoanalitica argentina, ma mi chiesero per favore di anticiparla alla mattina perché quel pomeriggio anche gli psicoanalisti l'avrebbero passato sulla poltrona davanti alla tivù.

Non sono un esperto di football, però capisco qualcosa delle folle in tumulto.
Varie volte mi è capitato di seguire, dal punto di vista dei senza potere, la preparazione dei summit globali dei potenti.
Per esempio ricordo il luglio 2011 nella città di Genova. Passai due settimane in città partecipando a decine di assemblee in cui si discuteva in modo preciso come protestare come attaccare come difendersi, come scappare in caso di violenza poliziesca. Ho analizzato nei giornali e nelle reti sociali come si preparano questi avvenimenti, e ho cercato di capire cosa accade quando studenti, lavoratori, donne disoccupati si riuniscono rumorosamente elaborando tattiche e strategie. E' una cosa che conosco un po'.

Nulla di simile mi è parso di vedere a Buenos Aires nel mese precedente il Summit G20. Ho assistito a una quindicina di riunioni piccole e grandi, in questo mese: si parlava di depressione e di felicità, di salario e inflazione, di femminismo e violenza, si parlava di tecnologie digitali e di fine del pensiero critico, di poesia e di follia e di tristezza. Però non ho sentito parlare del G20. Perché?
Mi dicono che in Argentina la tensione sociale è forte: nell'ultima settimana sono stati uccisi due attivisti sociali, uno nel circondario della capitale, uno a Cordoba. Ma l'attenzione dei movimenti sociali non si concentra sul summit dei potenti.

Il G8 del fallimento
Credo che tutti lo abbiamo capito: il summit è destinato a essere segnato dal fallimento totale del discorso neoliberale, e anche della catastrofe politica e sociale che l'assolutismo capitalista (che si autodefinisce neoliberalismo) ha provocato.
Sarà segnato dalla catastrofe della Ragione moderna.
Non ci sarà nessuna dichiarazione su questo tema, non ci sarà un testo comune di ammissione del fallimento. Non ci sarà un accordo. Ci sarà un ragliare rabbioso e violento di quelli che hanno distrutto la vita di miliardi di persone con l'imposizione brutale della dittatura finanziaria. Non ci sarà una dichiarazione di guerra. Però la guerra risuona minacciosa all'orizzonte. Ci saranno quattrocento militari nordamericani in Uruguay, dall'altra parte del Rio de la Plata, per proteggere un presidente che vuole fermarsi solo pochi minuti nella città della fine del mondo. Ci saranno notizie di un genocidio che si sta svolgemmo in Yemen con l'aiuto militare delle potenze occidentali. Ci sarà un presidente cinese che ha minacciato il ritorno alla guerra fredda. Ci sarà la guerra calda che si svolge ogni giorno contro i bambini di Gaza. Ci sarà il nazionalismo russo che bombarda il nazionalismo ucraino mentre in tutta Europa i nazionalismi costruiscono trincee.
Non ci sarà un'insurrezione organizzata.

Ma allora perché la ministra della sicurezza, la signora Bullrich, invita la popolazione ad andarse via dalla città? Perché i medici degli ospedali cittadini sono stati reclutati nei giorni del summit? Perché si prevede il ferimento di migliaia di persone? Perché ci sono elicotteri nei cieli di Buenos Aires? (ma la parola elicottero è pericolosa, perché dopo la fuga precipitosa del presidente Sala dopo il corralito è diventata una specie di tabù).
Non mi pare che nessuno stia preparando una insurrezione, non mi pare che i movimenti sociali abbiano la forza né la determinazione di fare la guerra contro i potenti.

Però vedo bene che la demenza, la follia, l'oscurità mentale abbiano preso il sopravvento nel cervello sociale, per effetto dell'umiliazione e dell'impoverimento che il capitalismo finanziario ha seminato nei trenta anni del suo dominio sulla società. La folla che si è scatenata intorno allo stadio Monumental è sembrata a molti l'annuncio di un'apocalisse prodotta da trenta anni di dittatura neoliberale. In questi ultimi decenni la Ragione è stata identificata con l'algoritmo finanziario e di conseguenza gli umani hanno deciso di odiare la Ragione, e i corpi si scatenano senza più relazione con il cervello, poiché il cervello si ritrova connesso in uno spazio separato, lo spazio astratto dell'algoritmo.

La sinistra del fallimento
Solo i politici della sinistra sembrano non averlo capito, e sembrano credere in un ritorno della normalità democratica, e continuano a credere nella possibilità di un capitalismo ben temperato. Hanno fallito in tutti i paesi del pianeta, dopo avere accettato le regole della deregulation, e adesso si incontrano in uno spazio universitario che si chiama Claxo. All'incontro del Claxo si sono recati Cristina Kirchner e Dilma Roussef, il dirigente spagnolo di Podemos Monadero, e il vice-presidente boliviano Alvaro Garcia Linera. Pepe Mujica ha declinato l'invito, per comprensibili motivi di salute.
I loro discorsi sono vagamente auto-critici, ma fingono una fiducia in un ritorno della Ragione per via politica ed elettorale. Ma poiché la ragione è stata umiliata, sottomessa all'algoritmo, ora la folla chiede solo vendetta. E la vendetta non ascolta ragioni.

La Criatura
Durante la mia permanenza nella capitale argentina mi è capitato di partecipare a una manifestazione al Teatro Matienzo. Il titolo era La Criatura.
Un incontro di coloro che non amano il summit dei potenti però si rendono conto del fatto che i potenti hanno già distrutto quel che si poteva identificare come umano, e quindi si riuniscono in un luogo in cui l'umano si nasconde separandosi dalla violenza del potere.
L'umano si nasconde oggi nei teatri numerosi e vivaci, nelle innumerevoli librerie di Buenos Aires, nelle scuole autogestite del conurbano, negli spazi in cui si organizza una resistenza di lungo periodo dell'umano.

Il teatro Matienzo è una di queste cellule dell'errore metropolitano, che intende uscire dall'esattezza della Ragione algoritmica per creare una nuova ragione.
In questo teatro, sabato 16 novembre ho potuto ascoltare le parole di Marlene Wayar:
“La morte ha finito per essere il business più produttivo del sistema macro: civiltà eterosessuali contro civiltà eterosessualli. E nel micro, famiglie e focolari domestici violentano espellono e uccidono per azione e omissione i loro figli. Per questo dal punto di vista della teoria tran latinoamericana affermiamo che non vogliamo più essere parte di questa umanità.”

Non ho parole migliori per spiegare quello che provo mentre i potenti del mondo si incontrano, impotenti a fermare l'apocalisse che la loro ignoranza e la loro avida arroganza hanno prodotto.

(Franco Bifo Berardi)

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