Che la diritta via era smarrita

Pubblicata il 22 dicembre 2018

Vai alla sezione Politica »

Vi ascolto (De Gaulle)

Ma l'hanno capito?
I queruli dirigenti e i militanti silenti.
Che il PD è arrivato all'ultima spiaggia.
Che se fallisce l'appuntamento congressuale non avrà altre opportunità di proseguire il suo viaggio tormentato.
Che sarà la fine.
Qualunque sia la scelta di Renzi.
Con chiunque si schierino sindaci e parlamentari.

Siamo soliti pensare che il momento non arrivi mai.
Che dopo l'ultima ci sarà sempre un'altra spiaggia.
Ma non è così, non sempre.

Si racconta che all'inizio degli anni novanta, nel pieno della crisi della DC, mentre tutti cercavano di rianimarla, l'On. Galloni abbia preso la parola in Direzione per dire: cari amici, la DC è morta.
Può accadere.
Non perché diventa segretario Tizio anziché Caio, con o senza primarie.
Alla DC non bastò affidarsi a uomini come Zaccagnini e Martinazzoli, che avercene adesso...
Accade allorquando una forza politica non è all'altezza del momento, abdica alla funzione nazionale che ne ha motivato la nascita e ne giustifica l'esistenza.

I partiti sono solo uno strumento.
E i congressi devono servire a qualcosa, non a qualcuno.
Alle primarie del PD si è candidato perfino Giachetti, quello del “c'avete la faccia come il c...”, tanto per affratellare.
E alla fine è saltata fuori anche “la donna”, di cui si conosce a malapena il nome, si sa solo, ma vi consiglio di non guardare il filmato promozionale perché vi fareste davvero del male, che viaggia in auto parlando di non so che e facendo l'occhiolino.
A chi non si sa.
Non certo alla causa maltrattata che vorrebbe rappresentare.

La candidatura di questa gente, i Damiano, i Corallo, non fa bene al partito che dicono di amare.
Che non sono all'altezza del compito spero lo sappiano.
Che nel PD fingano che questa roba sia una ricchezza sgomenta.
Dovrebbe esserci un segno indiano, un limite che non si può oltrepassare.
A protezione di una storia, di un'idea, di chi ancora ci crede.
E non si rassegna alla mortificazione della politica, la vorrebbe vedere degnamente rappresentata da persone che hanno qualcosa da dare alla comunità.
Questo andirivieni in passerella, con tutta quella gente che entra e che esce a piacere, non è serio.
Consegna all'immaginario collettivo l'idea devastante di un gruppo dirigente più impegnato a far calcoli che a interpretare i sentimenti dei cittadini.
Disfa anche quel pezzetto di tela che qualche volenteroso ha cercato di tessere dopo l'uragano elettorale.

Che opinione avete dei vostri elettori?
Dove state guardando?
Di cosa state parlando?
Passate il tempo a dir male del Governo, che si vede da sé, quando dovreste impiegarlo per farci pensare bene di voi.
Perché questo è il punto in cui la tela si è strappata.

Più di qualsiasi discorso, l'accoglienza in quella chiesa di Genova, frettolosamente rimossa, ha reso manifesto che il PD non rappresenta oggi un'alternativa e, temo, nemmeno il centro ordinatore di una vasta coalizione progressista.
Dovrà cercare una rinnovata legittimazione popolare come parte di un insieme.
Fin dalle prossime elezioni europee.

Le condizioni originarie si sono consumate, i progetti, tutti, per primo quello a vocazione maggioritaria, sono tramontati assieme ai loro interpreti.
Bisogna partire da questa consapevolezza per provare a ricostruire qualcosa di importante.
Di questa riflessione non c'è traccia.
Niente , nelle parole dei candidati, riporta a una strategia, a un progetto o anche solo a un'idea distintiva.
Su cosa ci si confronta?
Cosa ci si ripromette di ottenere da questo congresso?

L'impressione è che il PD continui a guardare dentro, per rassicurarsi, e non fuori, per capire e interagire.
Per definire obbiettivi e contenuti da affidare alle persone che meglio li possono interpretare.
Zingaretti dice: aiutatemi.
Era tempo che qualcuno lo chiedesse. Ma aiutatemi chi, come, quando, perché, per cosa?
Aiutatemi D'Alema o aiutatemi Luisa, Marco, Luca, che compie vent'anni domani?
Come si fa, prima ancora che a farsi votare, a far rimanere i pochi che sono rimasti, a far tornare qualcuno, ad accoglierne altri?

Anche una parte di quelli che si sono avvicinati all'M3S per sentirsi cittadini, considerati, artefici del proprio futuro, qualcuno e non nessuno.
C'era anche del buono in quelle istanze.
È morta l'illusione dello streaming ma non sono cadute le domande di protagonismo civile che l'hanno accesa.
Quale accoglienza riserva loro il PD?
Che ne è stato dello studio di Barca?
Vi interessa ancora parlare di queste cose?

La partecipazione é il modo di essere della sinistra, senza passione, senza la volontà di esserci e di contare della gente comune, isterilisce e muore.
In un mondo che scivola verso forme di autoritarismo paternalistico, riavvicinare i cittadini alla politica, renderli protagonisti é il primo comandamento.
Alla richiesta di aiuto deve corrispondere una disposizione dell'animo, un'idea di politica, la predisposizione di strumenti di partecipazione.

Il PD non è più radicato sul territorio, le sue antenne per cogliere sentimenti e bisogni si sono indebolite.
Il canale di comunicazione ascendente è ostruito.
“Vi ascolto”, disse De Gaulle agli algerini in rivolta.
Vi ascolto è il grido che deve uscire dalle stanze del PD.
Il leader che non c'è non può dare da solo le risposte che non ha.
Una ricerca comune le può trovare.
Fra l'accondiscendere e l'andarsene la base del PD potrebbe sceglier di cominciare a esigere.
È lei il Principe.
Dopo potrà solo recriminare.

(Guido Tampieri)

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.Iva 02226881205
Codice Destinatario: M5UXCR1


© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl

Cookie Policy
Informativa Privacy