La via stretta della sinistra

Pubblicata il 28 dicembre 2018

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Nessun sistema filosofico è definitivo, perché la vita, essa, non è definitiva.
Un sistema filosofico risolve un gruppo di problemi storicamente dato, e prepara le condizioni per la posizione di altri problemi, cioè di nuovi sistemi.
Così è sempre stato e sempre sarà-
(Benedetto Croce)


Solo Renzi pensa di avere un futuro politico.
Solo i vecchi soci della ditta ritengono che tutta la colpa sia di Renzi.
Solo Fassina crede di risolvere i problemi dell'Italia con la valigetta del piccolo chimico.
Solo Cacciari fa intendere di possedere la chiave per uscire dalla prigione, e però non ce la da, vuole farci soffrire.

Al netto delle responsabilità e delle beghe domestiche, il peso che ci opprime ha carattere planetario.
Alla base delle difficoltà della sinistra ci sono molte più cause, profonde, faticose da accettare e difficili da affrontare, che colpe, facili da attribuire a politici che non entreranno nel pantheon.
Forse per questo, per superficialità, per pigrizia, per malanimo, preferiamo soffermarci su queste, ritenendo di aver dato così il nostro contributo.
Che invece, per servire a qualcosa, per tessere assieme l'ordito di un mondo più pulito e giusto, deve spingersi molto più a fondo e più in là.

Pensare globale e agire locale non basta a vincere la sfida.
Pensiero e azione vanno connessi alla medesima scala, europea e planetaria.
Nel mondo interdipendente il battito d'ali della farfalla suscita venti sempre più impetuosi.
Solo gli sciocchi credono che per ripararsi basti mettersi uno spolverino made in Italy.

La riflessione di Croce ha un significato che va oltre il campo della filosofia.
Anche in politica niente è definitivo.
Specie se attorno tutto cambia.
Rapidamente come non mai.
Sconvolgendo equilibri secolari.
Economia, società, natura.
Uomini e cose.
Sentimenti e pensieri.
Spazio e tempo.
E, con essi, i sistemi politici pensati per governare altri assetti.
“Così è sempre stato e così sempre sarà”.

Addebitarsi a vicenda la responsabilità di non aver visto, in un mondo popolato di orbi, non rende il compito più agevole.
Delle difficoltà di governare le dinamiche di un cambiamento così radicale che noi contemporanei forse neppure afferriamo in tutta la sua portata, è giusto essere preoccupati ma non sorpresi.
Alla sinistra si può addebitare un ritardo nella percezione, una sottovalutazione degli effetti, l'idea che fossero governabili con gli strumenti della seconda metà del secolo scorso e, infine, la lentezza nella reazione.
Ma non le si può rimproverare la mancata soluzione di un problema, la costruzione di un nuovo ordine mondiale giusto per tutti (quello che è tramontato lo era solo per alcuni) che richiederà tempi lunghi e tormentati.

L'incertezza che aveva accompagnato l'ultimo tratto del secolo del welfare ha ceduto il campo all'instabilità.
Quel che pareva garantito dovrà essere riconquistato.
Stiamo parlando di una nuova divisione internazionale del lavoro, di una rivoluzione nei rapporti di forza economici e politici, della fine della centralità dell'Europa, qualcuno dice della crisi del pensiero occidentale.
“Quilinen” direbbero a Bologna, piccole cose, trascurabili.
Da cui dipendono le dinamiche occupazionali e salariali, le ragioni competitive delle imprese, gli equilibri di bilancio, le risorse per sanità e previdenza, in una parola il benessere della nazioni.

Se il cervello va in blocco si può anche dire che è tutta colpa di questo e di quello, di tutti quelli che c'erano prima, a governare o anche solo a vivere.
Meglio di adesso, si rimprovera, come se salari e pensioni dignitosi fossero un abuso e non quello che la gente chiede anche oggi, anche a costo di accrescere il debito che graverà sulle nuove generazioni, esattamente come si è fatto ieri.
Es un mundo dificile, è il ritornello di una vecchia canzone.

Camminiamo su un campo ingombro di mine, economiche, sociali, cognitive, emozionali.
L'impegno che ha davanti a se la sinistra è immane.
Politico e culturale, drammaticamente esaltante.
Il compito della destra reazionaria è facile: basta tornare al passato, quando c'erano le mezze stagioni, la Cina era lontana e i negri non pretendevano di essere come noi.
Che sia impossibile prima che sbagliato è solo un dettaglio.
Inverificabile.

La sinistra, per sua stessa natura, persegue il cambiamento inoltrandosi in territori inesplorati, deve raccogliere istanze misconosciute, cercare formule nuove, rischiare.
Il codice etico del riformismo pretende che il suo progetto sia plausibile, che le sue utopie siano concrete.

Per scongiurare scontri di civiltà, per far collaborare i popoli, per dar da mangiare agli affamati, tutti, a Salvini piacendo, per far funzionare l'ONU, l'UE, anche l'Italia magari, per produrre ricchezza buona, ripartirla equamente, aiutare i penultimi, visto che gli ultimi, grazie a DiMaio non ci sono più.

La responsabilità cui va richiamato questo ceto politico opaco non è quella di non aver agito ieri ma di non reagire ora che i contorni delle cose sono più chiari, con la passione, la dedizione,il disinteresse, l'amicizia che la causa del progresso pretende da chi se ne vuole ergere a interprete.

“Sfregando insieme, non senza fatica, queste realtà (definizioni, visioni, sensazioni),le une con le altre, e venendo messe a prova in confronti sereni e saggiate in discussioni fatte senza invidia, risplende improvvisamente la conoscenza di ciascuna realtà e l'intuizione dell'intelletto, per chi compia il massimo sforzo possibile alla capacità umana”.

Così Platone nella letteraVII, e davvero non sai cosa aggiungere.

Buon Anno a tutti, belli e brutti.

(Guido Tampieri)

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