Cambiavento

PERSONALE E POLITICO: "Ascolti clandestini al Caffè Rineo"

Pubblicata il 16 giugno 2013

Vai alla sezione Personale e politico »

Ezio Zanelli  a  Madrid "Radio Milano Libertà"
Dalle nostre parti, fino a due o tre generazioni fa, le osterie e i caffè, frequentati da una popolazione esclusivamente maschile, erano luoghi in cui la conversazione quotidiana finiva con lo sviluppare tra gli avventori idee e opinioni convergenti, in modo particolare in campo politico. Prima che nel Ventennio fascista questa viva passione si dissolvesse, e il calcio o altri sport la surrogassero, i diversi locali ne ricevevano la loro particolare connotazione. Il fenomeno tuttavia non sparì del tutto, e negli anni Trenta del secolo scorso, a Imola, il “Caffè Rineo”, situato tuttora sulla via Emilia verso Bologna pochi metri all’interno dell’antica porta cittadina, aveva la fama di essere frequentato da antifascisti.

Ezio  Zanelli in un bollettino di ricerche del regime (particolare)Erano tempi in cui il regime pareva aver raggiunto l’obiettivo di una pressoché completa spoliticizzazione degli italiani. “Qui non si fa politica”, ingiungevano perentoriamente cartelli affissi nei ritrovi pubblici. Del resto non avrebbe avuto senso: c’era un solo partito, quello fascista, un solo sindacato, fascista pure quello. Non si eleggevano più consigli comunali, i sindaci erano stati sostituiti da podestà di nomina regia. Le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati erano plebisciti cui era meglio partecipare, e oltre il 90% dei maschi maggiorenni (le donne non avevano diritto al voto) accorreva per votare “sì” alla lista unica nazionale predisposta a Roma. Naturalmente i mezzi di comunicazione di massa - giornali, radio, cinema - erano ossequenti al regime, mentre l’Opera Nazionale Dopolavoro si sforzava di imbrigliare le attività del tempo libero popolare in forme accette al potere, sottraendole al libero associazionismo. Dove non arrivavano persuasione e seduzione, arrivava la repressione: il confino, la galera, il Tribunale Speciale. Trovarsi in un ambiente tra amici di cui si conoscevano gli intimi orientamenti di coscienza era una boccata di ossigeno, un modo per continuare a resistere - pur nella cautela e nella prudenza necessarie - sotto la cappa dell’immobilità e del silenzio. Per certuni questo ambiente fu il caffè gestito da Ireneo Sassi, detto Rinéo.

A partire dall’estate del 1936 un evento nuovo anima le speranze antifasciste: la guerra civile spagnola. Forte è il bisogno di controinformazione: come staranno andando le cose laggiù? È in quella circostanza che da “Rineo” cominciano gli ascolti clandestini di emittenti straniere, e durano per tutta la durata del conflitto.
In Spagna, subito dopo la vittoria del Fronte popolare nella primavera del ’36, si è scatenata la Dossier di polizia intestato a Ezio Zanellireazione di reparti militari ribelli che rastrellano, fucilano, ammucchiano nelle fosse comuni centinaia e centinaia di vittime. D’altro canto nel ribollire di odi profondi, frutto di secoli di ingiustizie sociali cui la Chiesa cattolica spagnola ha dato il suo ferreo sostegno, viene alla luce un anticlericalismo violento, e tra le masse emergono posizioni politiche di estremo radicalismo. Il quadro è complicato. Le stesse forze filo repubblicane si sfrangiano e si combattono tra loro, mentre il basso clero non è certo sempre compatto e obbediente alle alte gerarchie. Ma vista da lontano la lotta che si combatte in Spagna è soprattutto quella tra l’antifascismo e i regimi totalitari d’Italia e di Germania, modelli ispiratori del generale Franco. La lotta scalda il cuore di tanti che da vari paesi d’Europa e finanche dalle Americhe, accorrono a combattere per la repubblica: “Oggi in Spagna, domani in Italia”, proclama Carlo Rosselli del movimento “Giustizia e Libertà”. Vanno là anche molti italiani: anarchici, comunisti, socialisti, democratici di varie coloriture. Alcuni abbandonano la loro patria, altri l’hanno già dovuta abbandonare perché perseguitati politici. Lottare altrove per le proprie idee è una gloriosa tradizione che viene dal Risorgimento, e non per nulla in Spagna molti antifascisti italiani si organizzano sotto il nome di Garibaldi.

Ezio Zanelli a  Madrid dinnanzi alle CortesIn aiuto di Franco sia Hitler sia Mussolini si sono mossi subito inviando uomini e mezzi. Anche un’ottantina di fascisti imolesi si è arruolata per combattere accanto ai franchisti. Lo sanno bene gli antifascisti del caffè di “Rineo”, come sanno pure che una più piccola pattuglia di loro concittadini sta dall’altra parte. Così una sera che come al solito si sono trattenuti nel locale dopo la chiusura, muovendo cautamente l’asticciola dell’apparecchio radio a catturare altre onde che non siano quelle dell’unica emittente di Stato, riconoscono una voce familiare, una voce di cui hanno un vivo ricordo, benché ormai da tempo non risuoni più ai loro orecchi. È la voce di Ezio Zanelli che parla da un’emittente spagnola in lingua italiana e dà notizie sulla situazione, esalta la resistenza repubblicana, le vittorie conseguite, l’appoggio che l’Unione Sovietica dà al legittimo governo della SpagnaDossier di polizia intestato a Ezio Zanelli.

A raccontarmi questa storia fu Cesare Fuochi, anarchico e partigiano, nonché un po’ mio parente, una dinastia di cugini attinente al ramo materno. Me la raccontava con la sua voce calda e roca, quasi fosse ancora una confidenza da passare in segretezza ai più fidati compagni: “Chi aveva una radio era fortunato, poter ascoltarla era un fatto importante che spezzava la cortina dell’informazione di regime. Noi sentivamo Radio Barcellona in una saletta del bar Rineo, a tarda sera, con la saracinesca chiusa. La mattina dopo i vecchi antifascisti dicevano a bassa voce: ha parlato Zanelli alla radio…”. L'emozionato/emozionante passaparola correva, ed Ezio Zanelli -esule e perseguitato politico - ritornava a quel modo nella sua città, dopo lunga assenza e peripezie ignote anche ai famigliari. Un ritorno che non vorrei chiamare virtuale, perché non c’è niente di più fisico del timbro di una voce umana.

Da Imola, il giovane comunista che più tardi sarebbe divenuto mio padre, era fuggito nell’ottobre 1926, scegliendo una clandestinità pericolosa che l’avrebbe portato in Urss, Francia, Belgio, Svizzera, nonché a rientrare di tempo in tempo in Italia sotto falsa identità per spacciare stampa sovversiva: “L’Unità”, “Stato Operaio”... Un’odissea da lui stesso rievocata a stralci. Esiste ovviamente anche una solida documentazione “oggettiva” negli archivi dei tribunali, dove venne processato in contumacia, e in quelli della polizia che cercava di seguirne le mosse. Solerti scrivani, addetti ad aggiornare il voluminoso dossier n. Zanelli Ezio  in un bollettino di ricerche della polizia del regime22063 del Casellario Politico Centrale di Roma intestato a suo nome, ne hanno annotato così la presenza in Spagna: “[Ezio Zanelli] trovasi tuttora all’estero e ritiensi arruolato nelle milizie rosse spagnuole”. Di quell’avventura rimangono in famiglia fotografie e relitti cartacei.

Era stato lui, raccontava Zanelli, a chiedere al suo Partito di lasciare le missioni in Italia e di essere inviato in Spagna: per cambiare aria, immagino, per avere la sensazione di combattere concretamente. Addetto a un lavoro “giornalistico” di propaganda, prima a Madrid poi a Barcellona egli parlò agli italiani dalle stazioni radio. Parole lanciate nell’etere, nella speranza che qualcuno le raccogliesse, cosa che toccò agli amici di “Rineo”.
La compagna di Ezio Zanelli  a Madrid dinnanzi alle CortesPurtroppo alla madre di Ezio, mia nonna Antonia, rimasta vedova ancor giovane e con tre figli, innamorata - vorrei dire - del suo primogenito, del suo anzulô, nessuno poté raccontare che egli era vivo in quel paese lontano. Era già morta da un po’. La mattina del 10 maggio 1934, giovedì dell’Ascensione, si era alzata presto, e sul sagrato della chiesa del Carmine, proprio di fronte a “Rineo”, era andata a salutare la Madonna che alle 5 partiva dalla Cattedrale per rientrare alla basilica del Piratello. Era debole, malata, e forse avrà pregato la Vergine Madre di farle rivedereLa compagna di Ezio Zanelli  dattilografa alla radio il figlio prediletto, il suo “grande angelo”. E la Madonna, per fare prima, qualche ora dopo l’ha chiamata direttamente a sé.

Come la guerra di Spagna finisse con la sconfitta della repubblica e dell’antifascismo, e l’avvento della feroce dittatura di Francisco Franco, gli avventori di “Rineo” lo appresero dai Cinegiornali Luce, dalla Radio Eiar, e naturalmente dal “Diario”. Il settimanale diocesano aveva raccontato quella guerra presentandola costantemente come una crociata antibolscevica per il trionfo della civiltà cristiana. Già alla fine di gennaio del ’39 Zanelli abbandonava Barcellona e rientrava in Francia. Avrebbe dovuto ripartire per Madrid che ancora resisteva, ma non ci fu tempo. Poco dopo egli faceva al suo Partito, precisamente a Edoardo D’Onofrio, le “consegne” sul lavoro svolto in terra di Spagna. Frattanto, nel clima di sospetti che caratterizzava allora il Partito Comunista d’Italia legato a filo doppio alla Russia di Stalin, egli aveva avuto uno spiacevole “scambio di opinioni” coi suoi dirigenti. Una storia che un giorno o l’altro mi capiterà di raccontare.

(Giuliana Zanelli)

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.IVA 02226881205
© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl