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SEGNALI DI FUMO DA BOLOGNA: "Lettera aperta al Bologna FC"

Pubblicata il 17 ottobre 2013

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SEGNALI DI FUMO DA BOLOGNA: "Lettera aperta al Bologna FC"
Gentile Bologna fc 1909,
sono a scriverLe nella speranza di lenire, almeno in parte, la mestizia in cui è caduto. Lei sa bene che noi abbiamo visto di tutto: sprofondamenti epocali che ci portarono ad abbandonare l'Olimpo di epici scontri a San Siro o al San Paolo per calcare i terreni accidentati del Fanfulla, dove se facevi un rinvio troppo lungo il pallone finiva direttamente nel balcone del condominio di fronte. Abbiamo visto Zerpelloni involarsi come "alce in foresta" oltre i bastioni difensivi della Rondinella e in tempi più recenti un giocatore troppo devoto porgere l'altra guancia e purtroppo anche la palla a Gilardino in uno scelleratospareggio.

Ma noi abbiamo le spalle larghe. La serie B, se mai si dovesse malauguratamente avverare, non ci ammazzerebbe. Quello che ci uccide dentro è andarci gratis, con la tristezza che Lei infonde a noi tutti, insinuante come la nebbia d'inverno sulle gradinate del Dall'Ara. Non vogliamo, per una volta, rivolgerci alla sua dirigenza.
Di quella si è detto di tutto e di più: oggi si parla solo di voi, di quelli che vanno in campo.

Cara Squadra: di voi ci rattrista che passiate più tempo a chiedere scusa che non a rincorrere la palla: di cosa dovreste scusarvi poi? Di essere "tristi" tecnicamente? Ma noi lo sappiamo già e vi vogliamo bene lo stesso, dunque non fate i fenomeni. Liberatevi dal pensiero di essere forti: state zitti prima e non pensate a cosa direte dopo. Pensate solo a una cosa: a correre. L'unica cosa che dovete fare è prendere quella maledetta palla, in tutti i modi possibili e con tutta la forza che avete. Se tutti farete così, incredibilmente, al fischio finale potrebbero anche piovere applausi.

A lei caro Diamanti cosa possiamo dire? Che è già bravissimo, ma che Totti è più bravo di lei. Perché lui sa una cosa fondamentale: che c'è un momento per tirare e uno per passare. E anche uno per rincorrere l'avversario. Lo imiti e non ne uscirà sminuito, tutt'altro: è la differenza che passa tra essere un buon giocatore o un grande capitano.

Il pensiero più lieve in questo momento è per lei signor Pioli. Noi comprendiamo come si sente. Si sveglia la mattina e non sa che calzini mettersi, si interroga se la cravatta è quella giusta, è roso dal dubbio se far colazione col tè o col caffè. E quando arriva al campo è peggio: cambia continuamente uomini e moduli ma purtroppo non il risultato.
Vede, lei patisce l'effetto dell'ottimismo della volontà quando si scontra con la durezza della realtà. Perché lei sa benissimo che non può giocare con tre punte e sa pure che deve mettere dentro solo la gente più in forma e non i più titolati e stanchi. Sa anche, in cuor suo, che qualche giovane valido in squadra ce l'ha.
E allora abbandoni i sogni di gloria e la diplomazia da spogliatoio e si affidi a una sola regola: gioca chi corre più forte.

A inizio campionato ci ha detto che in Africa aveva visto all'opera i leoni e che quest'anno "saremmo stati predatori come loro": non è andata così, ma l'importante nella Savana non è se sei il leone o la gazzella, l'importante è correre...

Il suo devoto tifoso
Paolo Soglia

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