Cambiavento

Venduti o comprati?

Pubblicata il 20 ottobre 2013

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Venduti o comprati?

Siamo un giornale, ci occupiamo di informazione, giusto quindi chiedersi come sta l’informazione in questa provincia e come vanno le cose nel vasto mondo.

Siamo il paese che maggiormente ha subito la crisi economica e che ha visto ridursi, velocemente, le speranze per i giovani: l’informazione nella provincia di Ravenna è lo specchio perfetto di questa situazione.

I tre quotidiani sono in difficoltà per due ragioni di fondo: calano i lettori, cala la pubblicità. Per la carta stampata il declino investe tutti i paesi (a partire dalla patria del giornalismo, l’Inghilterra) e alcune famose testate hanno già chiuso o sono sul viale del tramonto, la pubblicità segue questo andamento e preferisce dirigersi verso le nuove forme del giornalismo on line.

Ma la peggiore delle conseguenze (ma in questo, purtroppo, l’Italia brilla) riguarda la condizione economica dei giornalisti, dei collaboratori, delle persone che si avvicinano a questo mondo immaginando di poterne far parte.

Partiamo da una frase che è stata pronunciata da un sindacalista locale “al Resto del Carlino non conta la professionalità: ogni giornalista rappresenta solo un centro di costo”.

In queste poche parole c’è tutta la filosofia degli editori (anche quelli grandi): i giornali non creano profitti, quindi vanno tagliati i costi. Non possiamo incidere su chi ha più di 50 anni, interveniamo col machete sui giovani.

Per dare concretezza alle miserie partiamo dal più diffuso giornale locale, il Resto del Carlino. Con una premessa: oggi la maggior parte del giornale è fatta dai collaboratori fissi od occasionali.

Questo quotidiano riconosceva, nel 1998, al collaboratore dalle 8.000 alle 12.000 lire (lorde) ad articolo fino ad un massimo di 20.000 Lire in base alla complessità dell'articolo (il tutto a discrezione del capo servizio).

Nel 2002, c'è stata una revisione dei compensi: si prendevano 10,33 euro ad articolo lungo (sempre lordi), poi 6,00 Euro per uno più breve e 2,00 Euro per i brevissimi. C’è stata qualche contestazione e il giornale ha portato il maggior compenso da 12,00 a 13,00 Euro lasciando invariati gli altri importi. Le foto non erano contemplate. Da un paio d’anni il compenso per i collaboratori è il seguente: 12,00 Euro per un articolo lungo, 8,00 Euro per quello medio, 4,00 Euro per quello breve e 2,5 Euro per foto (comprese quelle ripubblicate).

Il Corriere Romagna vive forse una crisi peggiore e paga ancora meno del Resto del Carlino, quanto alla Voce ai collaboratori viene ormai chiesto di lavorare per la gloria.

E qual è questa gloria?

La gloria si chiama Ufficio stampa, sia quelli degli enti pubblici che quelli delle ex municipalizzate. Lì gli stipendi diventano interessanti e quindi si capisce perché, dopo la gara per l’Ufficio stampa dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna una delle società che perso l’appalto stia facendo fuoco e fiamme per portare l’Unione davanti ad un giudice.

Una giusta difesa del posto di lavoro? Forse, rimane il fatto che se il vero obbiettivo è conquistare un posto al sole (nell’ente pubblico), la domanda dei lettori è ovvia: chi mi garantisce l’indipendenza del giornalista se questo non vede l’ora di diventare un portavoce?

D’altronde, con questi stipendi da fame non si può chiedere a nessuno di diventare un eroe.

E allora? Proviamo ad aprire una discussione seria sul giornalismo romagnolo e proviamo a capire se esistono strade nuove per essere bravi giornalisti con stipendi dignitosi.

(m.z.)

 

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