Cambiavento

La passione di un giornalista

Pubblicata il 11 aprile 2014

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Imola. Ezio Mauro è un giornalista, anche se lui afferma, quasi all'inizio del suo intervento nella sala della Bcc ravennate imolese, giovedì 10 aprile, di essere stato nominato direttore per il fatto che non era riuscito ad eccellere in nessuno dei campi tipici in cui si cimentano, tutti i giorni, i veri giornalisti: politica, attualità, sport, ecc.
Un’iniziativa riuscita, organizzata da Focus D, in collaborazione con Università aperta, Fondazione Cassa di risparmio di Imola, Bcc ravennate e imolese.





Nelle parole di Mauro si avvertono la passione che infonde nel suo lavoro e la profonda stima che ripone nei suoi più diretti collaboratori, che descrive come uomini che si ritrovano in tasca ogni mattina un taccuino bianco e sanno che alle diciotto e trenta della sera dovrà essere pieno di parole, parole che saranno sottoposte al giudizio di migliaia di lettori. Ecco perché, afferma, tutte le mattine, quando ci troviamo insieme davanti al tavolo della prima riunione della giornata ci stringiamo la mano. E non si tratta di un gesto simbolico, ma di una vera prova di stima e di fiducia reciproca. Se così non fosse, continua, come potrei aggirarmi tra i corridoi della redazione incontrando tutti i collaboratori senza provare imbarazzo?  

Si dilunga poi molto nella definizione della parola "informazione" e sottolinea che non finisce, che non può finire, nella ricerca della soddisfazione delle cinque fatidiche domande "chi, come, quando, dove e perché", ma è proprio dopo aver soddisfatto a queste cinque domande che il lavoro del giornalista deve iniziare e può unicamente iniziare se il giornalista è ricco di esperienza, di spirito critico e se sa estrapolare dalle risposte ottenute la sintesi dell'informazione.  Sottolinea poi che l'informazione non deve essere considerata come struttura di indirizzo di pensiero, ma come suggerimento di proposta di riflessione da parte del lettore.

Grande attenzione pone poi verso il lettore, uomini e donne che escono di casa la mattina, quando magari piove e fa freddo, vanno di fretta perché stanno facendo tardi e hanno lasciato in casa il bambino con la tosse, si fermano davanti ma quell'immenso bazar che è oggi l'edicola e al vigile che li riprende per la sosta non proprio corretta assicurano trattarsi di un solo minuto, il minuto per chiedere ed acquistare "Repubblica". Il nostro lavoro, afferma, è volto a queste persone e sappiamo cosa si aspettano da noi: la formazione di un'opinione.

Qualcuno ha scritto, afferma, che la democrazia ideale dovrebbe essere composta da elettori capaci di opinione e non da uomini e donne indirizzati verso un determinato fine: unicamente leggendo un'opinione diversa o inaspettata riusciamo a raggiungere la "nostra" opinione. Questa, secondo Mauro, la grande differenza tra il giornale di carta e quello on line: il susseguirsi di notizie sul Web e le opinioni stampate con l'inchiostro sulla carta. Afferma poi che non è affatto vero che i lettori siano in diminuzione: sono in diminuzione i lettori paganti, quelli che acquistano il giornale di carta, ma i lettori on line sono tantissimi e crescono giorno dopo giorno. Il problema è convincerli che il servizio di qualità non può essere gratuito, che l'informazione di qualità costa in formazione e professionalità. Si sta studiando un sistema di invio personalizzato dell'informazione: la notizia la leggi online subito, ma se vuoi l'informazione e l'opinione, dovrai fare esplicita richiesta e sarà a pagamento. A mo' di esempio cita la differenza tra ciò che l'uomo politico vorrebbe nell'intervista e quello che il giornalista deve invece riportare nel pezzo: il politico desidererebbe la ripresa in campo stretto con solo la sua figura bene al centro e un microfono marginale nell'immagine con la possibilità di dire esattamente solo quello che in quel momento vuole e il giornalista deve, al contrario, avere ben chiaro in mente la domanda che il politico non vorrebbe mai sentirsi fare.

Alla fine del suo intervento (durato ben due ore e seguito da un pubblico attento per niente annoiato) risponde ad alcune domande raccolte tra gli spettatori: nelle sue risposte non nasconde l'orgoglio di dirigere un giornale che si è distinto più e più volte come unico nel perseguire determinate linee o vicende, come la vicenda delle dieci domande poste all'allora Premier Berlusconi o quelle altre formulate a Formigoni: oggi sappiamo quali siano le conclusioni da parte della magistratura e vedremo quali saranno le conclusioni, ma se numerosi giornali avessero svolto lo stesso lavoro di Repubblica, una più vasta opinione pubblica avrebbe chiesto a gran voce chiarezza e risposte precise e forse non avremmo dovuto attendere tanto.
(Mauro Magnani)

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