Cambiavento

Quando muore un giornale

Pubblicata il 11 marzo 2015

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Quando muore un giornale
A San Marino ha chiuso un giornale. Nato vent'anni fa, a metà della sua vita è stato rilevato da chi voleva farne uno strumento di potere. Ed è stato proprio questo l'inizio della sua fine.

La morte di “San Marino Oggi” è iniziata 10 anni fa. Quella volta “San Marino Oggi” era già “storico”. Una storia usurpata da chi aveva subdoli disegni e altri scopi.

 

Quegli scopi che oggi entrano anche negli atti giudiziari della tangentopoli sammarinese. E’ lì che si indica come, tra gli obiettivi dell’associazione a delinquere che viene contestata, ci fosse il condizionamento della “società civile” e l’acquisizione del consenso che passava anche attraverso l’influenza che gli accusati esercitavano sui mezzi di informazione. Non è un caso ritrovare tra i soci di alcune società editrici, citano sempre gli atti giudiziari - esponenti di banche (Lucio Amati, Giuseppe Roberti) e di società finanziarie (Marziano Guidi, Renato Cornacchia) vicine all’associazione. I magistrati non lo dicono esplicitamente, ma quella testata era “San Marino Oggi”, prima vittima, dunque, del conto Mazzini.

 

 Il controllo del giornale come mezzo di manipolazione della pubblica opinione, ha dunque a che vedere con la fine che quel giornale ha fatto, perché il suo percorso ha subito un corto circuito di onestà. Quello che è accaduto, e che oggi siamo chi più chi meno a piangere, non è un semplice e casuale incidente dovuto solo alla crisi economica. E’ un epilogo figlio, invece, dell’utilizzo dell’informazione non come veicolo di verità o di espressione di un pensiero anche di parte, ma come distorto concetto di leva del potere, arma di ricatto e di orientamento delle masse, anche piccole come quella sammarinese.

 

Chi concepisce il ruolo di un giornale in questo modo ci aveva messo le mani sopra a quella testata. Quando non è servita più allo scopo, perché lo scopo è naufragato, l’ha abbandonata lasciandola a se stessa. Lasciandola morire. Allora oggi diciamo pure tutti, perché è così, che è sempre triste quando viene meno una voce. Non possiamo però nascondere, perché non faremmo il nostro dovere, che quando diventa proprietario di un giornale chi ha finalità diverse da quelle di fare, con i propri limiti e le proprie idee, un servizio alla verità - che invece viene frustrata e piegata alla sottomissione di interessi economici, finanziari e politici inconfessabili - prima o poi ci si vedrà costretti a decretare la fine o del giornale o della credibilità. 

 

 

(Antonio Fabbri)

 

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