Cambiavento

Facciamo il punto sul dissesto idrogeologico

Pubblicata il 12 marzo 2015

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Facciamo il punto sul dissesto idrogeologico

Comuni spopolati, un'agricoltura sempre più meccanizzata che crede di poter fare a meno delle secolari opere di deflusso delle acque piovane in favore di una maggior velocità dei mezzi agricoli, un territorio fragile di per sé, fatto di calanchi, gessi e arenarie, unito a un clima che sta cambiando e trasformando le precipitazioni per violenza e intensità. Ad incorniciare tutto questo una penuria di risorse economiche che costringe gli amministratori a sacrificare il monitoraggio del territorio per agire solo di rimessa, quando i danni sono già fatti e “mettere le toppe” sembra essere purtroppo l'unica azione possibile.



"Il nostro è un territorio molto fragile dal punto di vista del dissesto idrogeologico - spiega Alessandro Poggiali, geologo dell'Unione della Romagna Faentina - , ed è molto difficile fare un'opera di prevenzione efficace perché sono necessari molti fondi che al momento le amministrazioni locali non hanno". Gli uffici tecnici dei piccoli Comuni hanno poco personale e questo deve stare a capo di diverse competenze. Stesso discorso per le Province che mantengono la loro pertinenza in materia di viabilità e manutenzione stradale anche all'interno del riassetto dell'amministrazione territoriale che il Governo sta portando avanti. La Provincia di Ravenna ha 800 km di strade sotto la sua autorità, 300 di questi sono in territorio collinare al cui controllo sono impiegati solo quattro dipendenti. Per quel che riguarda il denaro, la Provincia ha sì un capitolo nel bilancio con fondi destinati alla manutenzione stradale, ma non sono certo illimitati e quando si esauriranno bisognerà andare a bussare alla Regione.

Lo scorso settembre la piena del Santerno ha causato non pochi danni in Vallata, con allagamenti, frazioni isolate e ponti chiusi. Nelle settimane appena trascorse a subire i danni maggiori dalle precipitazioni sono stati invece i comuni montani lungo il Senio. La frana che si è portata via il campo sportivo di Casola Valsenio (Ra) è solo l'evento più spettacolare delle decine di episodi franosi e smottamenti che hanno fatto chiudere strade e complicato la circolazione.

 
immagine di Pietro Fabbri @Geolab

Quello di Casola è sicuramente il comune più colpito durante questi ultimi mesi, basti pensare che a metà febbraio (quindi prima delle piogge che hanno portato, tra gli altri, al crollo della piana dove sorgeva il campo sportivo) il bilancio dei danni presentato alla Protezione civile regionale era di 850 mila euro. Ad essere interessate sono una dozzina di strade comunali di vallata, una di queste, in località Budrio Vecchio, è considerata “potenzialmente molto pericolosa” e da sola prevede lavori di ripristino per 150 mila euro che dovrebbero a breve essere messi a disposizione dalla Regione. Risalgono invece alla fine del mese di febbraio le frane che hanno interessato le strade provinciali che uniscono la valle del Senio alle valli vicine: la SP 63 che unisce Casola a Zattaglia è chiusa a causa di una infiltrazione d'acqua che ha reso inagibile il manto stradale, mentre sull'altro versante la SP 70 che porta a Fontanelice ha un senso unico alternato per via di un cedimento.

"Con le nostre forze possiamo garantire un minimo di transitabilità - precisa Nicola Iseppi, sindaco di Casola Valsenio - , ma non abbiamo certo la possibilità e le risorse di bilancio per realizzare tutte quelle opere necessarie a far sì che i problemi non si ripresentino con il prossimo inverno. Occorre investire - continua il sindaco - affinché questi territori restino in vita e restino abitati. Bonaccini ha detto che è intenzione della giunta regionale stabilire un piano decennale straordinario di manutenzione del territorio, io mi auguro che questo avvenga nel più breve tempo possibile".




Problemi anche nella valle del Santerno dove a Castel del Rio (Bo) una frana a monte del paese obbliga al transito in senso unico alternato lungo la "montanara" (SP610). "La Provincia ha finito i soldi e confidiamo nel contributo della Regione - commenta il sindaco Alberto Baldazzi -, ma quel che preoccupa davvero, al di là del singolo evento, è la situazione generale di tutto il nostro Appennino. Il meteo in trasformazione sta cambiando il territorio, anche se non si sono registrate da noi situazioni gravi è la loro frequenza che deve allarmarci. Questa tendenza in atto - conclude Baldazzi - non si risolverà certo in poco tempo e verrà a costare parecchio".


Muovendosi verso la pianura la situazione non cambia di molto, qui sono i calanchi a minacciare la tenuta delle strade, se non addirittura la loro stessa esistenza. Nel territorio del comune di Riolo Terme è chiusa via Toranello (SP 65), e poco distante Via Tomba si trova con i calanchi che in due punti distinti hanno portato via parte della carreggiata. A Borgo Tossignano via Casone, che conduceva a Borgo Rivola, è chiusa e resterà chiusa perché il calanco che ne erode il manto da ormai cinque anni si è dimostrato più tenace di qualsiasi lavoro di ripristino e l'ha ormai fatta scomparire. (Leonardo Bettocchi).

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