Cambiavento

L'unione fa la forza anche per l'informazione locale

Pubblicata il 20 marzo 2015

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Finalmente qualcosa si muove. 80 anni fa quando le nostre aziende hanno cominciato a fare pubblicità i loro  "media" sono stati , per parecchi decenni, i fogli di informazione locale. Le aziende avevano pochi soldi, perchè erano ancora piccole, i giornali poche pagine. Molte di queste aziende sono diventate grandi, ricche e sono state subito attratte prima dai grandi periodici illustrati, poi dalle radio, poi dalla tv.

 

Risultato: le concessionarie non si sono più impegnate nel gestire la pubblicità di questi organi di informazione, anzi con, il tempo, sono state acquistate dai grandi gruppi editoriali, piano piano hanno cominciato a soffrire i quotidiani editi nei capoluoghi di provincia (nei grandi budgets c'era e c'è posto soltanto per i giornali dei capoluoghi di regione, ma solo del primo) poi sono scomparsi appunto, salvo eccezioni, tutti i secondi quotidiani di Torino, di Genova, di Firenze e via dicendo, alla fine sono scomparsi anche tutti (si, tutti) i quotidiani della sera. Un organo di informazione locale era quanto mai utile per la comunicazione commerciale locale: piccoli annunci, necrologi  ecc.

Si è molto assottigliato il numero dei free press e dei periodici che pubblicano gratuitamente  piccoli annunci.

Con tutto questo il numero dei big spenders (come si dice ora) è rimasto ristretto, anche se nel loro elenco ci sono i nomi di parecchi aziende che, come inserzionisti pubblicitari hanno debuttato a suo tempo utilizzando i nostri lokal anzeigers.

Per forza.

I media utilizzati possono alzare i prezzi e quindi assorbire tutte le risorse dei budgets. Di questa situazione ne hanno pagato il prezzo anche le televisioni locali, E' il culto del grande continua a dominare, della "convention ad excluden-dum", di tutto ciò che ci ha portato a raggiungere uno dei risultati più squallidi che si possano conseguire: uno dei più grandi debiti pubblici nazionali.

 

Ai nostri giovani che cosa diciamo? Che se vogliono avviare una azienda, come a quei tempi facevano i Cirio, i i Campari, i Buitoni occorrono… i soldi dello Stato?

Ma i piccoli mezzi di una volta, piccoli media che, uniti, potrebbero essere utili per una efficace informazione commerciale non potrebbero essere utili per queste nuove generazioni imprenditoriali?

Magari svegliandosi, facendo tesoro delle esperienze passate, instaurando una più viva e concreta forma di dialogo tra il mondo della comunicazione e quella della produzione.

Superando ogni forma di modesto provincialismo.

 

Si, forse, qualcosa si muove. Ecco che cosa hanno fatto insieme 16 giornali locali: La  Vita del Popolo di Treviso, La Difesa del Popolo di Padova, La Voce dei Berici di Vicenza, L'Amico del Popolo di Belluno, Gente Veneta di Venezia, L'Azione di Vittorio Veneto, La Nuova Scintilla di Chioggia, La Settimana di Rovigo, Vita Trentina di Trento, Verona Fedele di Verona, Vita Cattolica di Udine, Il Popolo di Pordenone, Vita Nuova di Rovigo, Voce Isontina di Gorizia, Il Segno di Bolzano.

                                          

E' una riflessione che meriterebbe di essere condivisa anche che gli organi locali di informazione online. Una riflessione in merito alla quale (anche in ricordo di come sono stato accolto quando cercai dei contatti per  fare un servizio giornalistico sui giornali di informazione dei comuni della Bassa Romagna) avevo allora pensato che "l'unione può fare la forza".

Fermo restando che mi rendo conto che malgrado se stia cominciando a ripartire da zero domina sempre l'"ubi major minor cessat" (con i risultati che vediamo).

(Costantino Cavallini)

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