Cambiavento

San Marino, un pezzo di repubblica a processo

Pubblicata il 20 maggio 2015

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La notizia è iniziata a trapelare nel primo pomeriggio del 12 maggio scorso, dopo che nell’ambito della seduta del Governo di ieri i segretari di stato sono stati messi a parte delle firme apposte dai magistrati sul decreto di citazione che chiude la fase inquirente.

Rinviati a giudizio quasi tutti gli indagati dell’inchiesta sulla tangentopoli sammarinese-Conto Mazzini.

Il pool dei magistrati formato da Alberto Buriani, che lo coordina, Antonella Volpinari e Simon Luca Morsiani ha spiccato ieri il decreto di rinvio a giudizio per 21 dei 25 indagati, più le sei persone giuridiche.

 

Le posizioni archiviate

Ad essere archiviate per prescrizione sono le posizioni Ernesto Benedettini e Cesare Gasperoni, che per conto della Democrazia cristiana all’epoca dei fatti contestati avevano movimentato i soldi sui libretti del cosiddetto conto Mazzini. Archiviata anche la posizione di Gilberto Canuti, tra gli indagati della prima ora e all’epoca dei primi fatti contestati direttore della Banca Commerciale Sammarinese, l’istituto di credito attorno al quale ruotano tutte le vicende di passaggio di denaro della maxi inchiesta. Archiviazione anche per Lucio Amati, che secondo l’accusa aveva versato una mazzetta milionaria per l’acquisto della Nuova Banca, poi diventata Credito Sammarinese.  Soldi arrivati prima sul libretto “Arrivederci” e poi smistati da Roberti negli altri libretti finiti in mano a politici anche tramite la famigerata Fondazione per la promozione economica e finanziaria sammarinese, ritenuta dagli inquirenti riconducibile a Claudio Podeschi. Le quattro archiviazioni arrivano, quindi, per accuse che a vario titolo andavano dal finanziamento illecito dei partiti alla  corruzione. Fatti tuttavia datati e, quindi, prescritti.

 

I rinviati a giudizio

Lunga la lista, invece, dei rinviati a giudizio. Le accuse a vario titolo vanno dal riciclaggio all’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e a tutta un’altra serie di reati descritti nell’ordinanza che vanno dalla corruzione al condizionamento del libero esercizio del diritto di voto.

Andranno a processo, dunque, Giuseppe Roberti, Claudio Podeschi, ex segretario alla sanità e in passato anche capo di Stato, e Fiorenzo Stolfi, ex segretario agli esteri e alle finanze, tra i principali indagati della vicenda. Tra i politici disposto il rinvio a giudizio anche per Stefano Macina e Claudio Felici, ad oggi consiglieri del Psd. Con loro finisce a giudizio anche Mirella Frisoni.

Già dimessisi dall’Upr e dal Consiglio, finiranno a giudizio Pier Marino Mularoni, Pier Marino Menicucci, Gian Marco Marcucci e Giovanni Lonfernini, tutti ex Segretari di Stato.

Ci sono poi gli imprenditori che dovranno rispondere davanti al giudice: Luigi e Giuseppe Moretti, Moris Faetanini, ritenuto il prestanome di Stolfi, Biljana Baruca, titolare di diverse società tra quelle scandagliate dagli inquirenti, che con Podeschi è in carcere dallo scorso 23 giugno 2014. Dovranno comparire davanti al giudice, poi, i greci Stefanos Balafoutis e Stefanos Papadopoulos, per  i contestati passaggi di denaro con le società di Podeschi e Baruca. A giudizio anche Pietro Silva, amministratore della Fondazione per la promozione economica e finanziaria sammarinese riconducibile all’ex segretario alla sanità Podeschi. Sempre per le movimentazioni tracciate nell’ambito del filone di indagine che ha riguardato Claudio Podeschi, finiscono a giudizio Marziano Guidi e, nome iscritto più di recente nel registro degli indagati e da oggi imputato, il bolognese Romano Lenzi.

Della dirigenza di Banca Commerciale Sammarinese e Finproject, oltre a Roberti, dovranno comparire davanti al giudice anche Nicola Tortorella e Gian Luca Bruscoli.

Per i fatti contestati dovranno rispondere anche sei persone giuridiche con i rispettivi legali rappresentanti. Si tratta della finanziaria FinProject, oggi liquidata, e delle immobiliari Casati srl e Penta immobiliare srl oltre ad altre tre società che risultano indagate dall’ultima ordinanza emessa: R.p. srl, Daste solar srl e Altamarea srl.

 

I filoni di indagine

La maxi inchiesta, che quindi porterà ad un maxi processo con 21 imputati più 6 persone giuridiche a giudizio, ha visto la riunione di nove fascicoli di indagine una decina di giorni fa, quando i magistrati hanno disposto la desecretazione degli atti notificata ai legali degli indagati. Secondo quanto emerso fino ad oggi l’inchiesta, per semplificare, si potrebbe dire articolata in tre maxi-filoni individuabili come filone conto Mazzini propriamente detto, filone Penta immobiliare, filone Podeschi-Stolfi e Finproject. Quest’ultimo di certo molto corposo. Rientrano nelle carte anche quelle delle movimentazioni fatte, appunto, in Finproject, la finanziaria legata alla Banca Commerciale sammarinese, dalla quale scaturì l’intera vicenda.

 

La genesi e gli sviluppi dell’inchiesta

Fu dalla documentazione e dalle cassette di sicurezza di FinProject, sequestrate nel febbraio 2012 su disposizione del commissario della legge Rita Vannucci, che cominciarono a saltare fuori  “agendine nere”, libretti al portatore da cui iniziò la prima ricostruzione di quei flussi di denaro e di quel quadro, allargatosi a macchia d’olio nel corso delle indagini, che entra oggi nelle carte della tangentopoli sammarinese-conto Mazzini. L’esame dei documenti partì da quei 160 scatoloni vagliati dagli uomini del nucleo antifronde della polizia giudiziaria. Dall’esame meticoloso di quelle carte si è arrivati all’inchiesta sfociata in una ragnatela di movimentazioni di denaro ricostruite oggi nelle carte dell’inchiesta che ha portato ai rinvii a giudizio. Determinante per giungere alla conclusione della maxi indagine l’impulso del lavoro in pool dei magistrati inquirenti Buriani, Volpinari e Morsiani. Il 23  giugno del 2014 è stato il momento più dirompente dell’inchiesta, quando sono scattati i primi arresti eccellenti di Claudio Podeschi e Biljana Baruca. Poi sono seguiti quelli di Fiorenzo Stolfi, Moris Faetanini e Mirella Frisoni. Questi ultimi non più sottoposti a misura preventiva.  Oggi, dunque, la chiusura delle indagini con i rinvii a giudizio per una inchiesta che ha visto disporre sequestri ai fini di confisca di beni e utilità per oltre 170 milioni di euro. Tra mobili, immobili, conti e contanti si sarebbe arrivati a provvedimenti di sequestro per un importo di circa la metà

 

(Antonio Fabbri)

 

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