I cani non si abbattono, si rispettano!

Pubblicata il 14 luglio 2015

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Spett. redazione,

durante il consiglio comunale di Imola dell' 8 luglio scorso, dopo la presentazione della mozione del M5S, in cui si proponeva di elargire incentivi alle persone che decidono per l'adozione di un cane dal canile, l'assessore alla Gestione economica, Antonio De Marco, del Partito democratico, ha risposto che i cani, che lui definisce "in esubero", andrebbero abbattuti (e non adottati) dopo un non ben definito periodo di detenzione in canile.

Tutto questo è assolutamente inaccettabile, sia da un punto di vista morale che giuridico. A De Marco infatti è forse sfuggito che l'uccisione degli animali randagi o detenuti nei canili e gattili è vietata ai sensi della legge n. 281/91. Non può essere tollerato che un assessore comunale, peraltro in sede di pubblico consiglio, possa dare una simile risposta; ciò dovrebbe essere duramente condannato non solo dai suoi colleghi e colleghe della giunta, ma da chiunque. De Marco, inoltre, fa parte di quella stessa amministrazione locale a cui sono affidati gli animali randagi e che dovrebbe curarsi del loro benessere dentro e fuori le strutture preposte.

L'assessore, oltre a ledere la sensibilità di chi ritiene e tratta gli animali non come meri strumenti a servizio dell'uomo, ma come esseri senzienti dotati di sensibilità e intelligenza (concetti forse a lui sconosciuti visto il suo intervento in cui definisce "utili" i cani solo nel ruolo di guardia o di ricerca del tartufo, o al limite di "pet", se di taglia piccola) con le sue parole offende e vanifica l'operato di operatori/trici e volontari/e di canili e gattili che, ogni giorno, si prendono cura dei randagi con il massimo impegno e dedizione nella prospettiva di adozioni, non certo di soppressioni.

Riteniamo che potrebbero essere ben altre le misure da adottare, per cercare di risolvere i problemi del randagismo e dell'abbandono: efficaci campagne di informazione a favore delle sterilizzazioni per evitare cucciolate incontrollate (con riduzione del costo dell'operazione) o la promozione di una cultura, magari iniziando da quella cinofila, nelle scuole, che insegni anche il rispetto verso gli animali tutti come esseri viventi.

Randagismo e abbandono si combattono partendo dall'educazione e dal rispetto, perché provocati da scelte superficiali, che non considerano il benessere dell'animale, da stupidità e ignoranza e dalla spinta di una società che mercifica gli animali al pari di oggetti.

Essi rimangono infatti ancora oggi le inconsapevoli vittime dei capricci umani.

Invitiamo la giunta comunale a prendere fermamente le distanze dalle esternazioni di De Marco e noi, come Csa Brigata 36, non possiamo tacere di fronte alle parole ignoranti e grette di chi considera i randagi solo uno scomodo surplus di cui liberarsi per contenere le spese.

(Csa Brigata36)

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