Cambiavento

Anche a San Marino parte un maxiprocesso

Pubblicata il 10 settembre 2015

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Anche a San Marino parte un maxiprocesso

C'è attesa sul Titano. Il processo per la tangentopoli sammarinese è fissato per il 19 ottobre 2015.

Un processo senza precedenti per San Marino con 25 imputati più 4 persone giuridiche a dover rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere, riciclaggio, corruzione, solo per citare le più gravi tra le contestazioni mosse dall'accusa.

Dopo il rinvio a giudizio del maggio scorso, firmato dai Commissari della legge Alberto Buriani, Antonella Volpinari e Simon Luca Morsiani, a metà luglio il giudice ha fissato la data del processo.

Una prima settimana di udienze che verranno con tutta probabilità occupate dalle questioni preliminari. Venticinque imputati, dunque circa il doppio i legali. Giudice, monocratico, Gilberto Felici. Il processo si svolgerà al Kursaal, palazzo dei congressi di San Marino. Troppo piccola l'aula del Tribunale unico dei Tavolucci per ospitare tutti: imputati, avvocati, testimoni e pubblico.

Diversi i motivi che hanno fatto quindi propendere per una sede esterna per il maxi processo sammarinese che tratta di vent'anni di malaffare politico affaristico sammarinese. Diversi i motivi che hanno fatto cadere la scelta sul Kursaal: impianto di registrazione già presente; vicinanza della centrale della gendarmeria, ampio parcheggio, possibilità di trasmettere su schermo a circuito chiuso l'udienza per il pubblico evitando contatti con gli imputati, politici che hanno gestito il paese per un ventennio, evitando così possibili momenti di tensione.

Intanto Claudio Podeschi, ex segretario di stato alla Sanità, e Biliana Baruca, sua compagna e socia, che erano rimasti gli ultimi sotto custodia cautelare in carcere, i primi di luglio sono stati trasferiti dalla prigione dei Cappuccini ai domiciliari. Il 24 settembre è previsto un ricorso in Terza istanza davanti al giudice Lamberto Emiliani che ha revocato la custodia cautelare in carcere. Ricorso in terza istanza nel quale i due chiedono - tramite i loro legali Massimiliano Annetta, Stefano Pagliai e Achille Campagna - la revoca anche di questa residua misura restrittiva. I legali hanno intanto già fatto ricordo a Strasburgo contro San Marino, contestando la norma che non prevede sul Titano un limite alla custodia cautelare e sostenendo l'inidoneità delle carceri lamentando violazioni delle convenzioni contro la tortura e i trattamenti inumani. Il ricorso è stato ammesso, ma la decisione deve ancora essere presa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu), che ha dato termine alle parti, legali di Podeschi e Baruca e Stato di San Marino, per presentare le loro deduzioni. L'avvocato Pagliai si è già fatto sentire dopo l'ammissione del ricorso a Strasburgo, dicendo di volergli attribuire la valenza di un “processo al processo”. Come noto, tuttavia, la Cedu non entra nel merito dei procedimenti interni, ma valuta l'idoneità e la conformità delle norme degli Stati ai diritti umani. La decisione della Corte non andrà probabilmente ad inficiare, dunque, lo svolgimento del processo che si aprirà il prossimo 19 ottobre al Kursaal. Resta il fatto che, in caso di pronuncia contro San Marino, il Titano dovrà adeguare le proprie norme in materia. Volontà peraltro già espressa in sede politica. Entro il 9 novembre l'Avvocatura dello Stato dovrà presentare le sue controdeduzioni a Strasburgo. A loro volta, poi, i legali di Podeschi e Baruca potranno ulteriormente replicare.

Nel frattempo il primo processo sulla tangentopoli sammarinese-Conto Mazzini si sarà già avviato sul Titano, con tutte le dinamiche processuali, le eccezioni preliminari e le contestazioni che, inevitabilmente, in un caso così eclatante e complesso, faranno da ingarbugliato preludio prima che il caso possa iniziare ad essere discusso nel merito.

Le indagini della magistratura, tuttavia, non si fermano e si continuano a scandagliare gli anni della “San Marino da bere”, mentre c'è la voglia di buona parte della politica, fiancheggiata da megafoni compiacenti, di trattare tutto quanto accaduto come “acqua passata”. Se tuttavia si pensa che nell'ambito di questo procedimento si parla di riciclaggio, corruzione, corruzione elettorale, affari occulti che vanno bel oltre i “165 milioni di euro”  giusto per citare una cifra per la quale i magistrati hanno disposto il sequestro per equivalente ai fini di confisca  e unito a questo si valuta che la contestata associazione a delinquere secondo i magistrati ha distorto la democrazia di un intero paese, servendosi di prestanome, clientelismo ancora oggi presente, portaborse e galoppini... ecco, valutato tutto questo, si comprende come non sia possibile considerare come un capitolo chiuso un quadro di potere i cui effetti sono ancora ben presenti a danno della collettività sammarinese.

 

(Antonio Fabbri)

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