I volti invisibili mostrati da Francaviglia

Pubblicata il 27 settembre 2015

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I volti invisibili mostrati da Francaviglia
Si entra nella piccola chiesa di S. Sebastiano a Forlì, proprio di fianco al complesso di S. Domenico. E' buio, difficile dunque cedere a distrazioni davanti al grande schermo su cui scorrono i ritratti di Francesco Francaviglia. I volti invisibili di donne immigrate fuggite da guerre e carestie per una vita migliore e dignitosa. Dopo una manciata di minuti senti gli occhi umidi e un groppo in gola. La testa e l'immaginazione si sono arrestate in una sospensione che lascia muti. La sospensione in cui la coscienza si rende conto. Sì perché “ Se solo potessimo fermarci un attimo, capiremmo che ci stiamo assuefacendo al Male e nonostante tutto non lo vediamo più nella sua dimensione reale di inaccettabilità” scrive Franca Imbergamo, sostituto procuratore del pool antimafia che ha curato i testi della mostra. Francaviglia è un giovane fotografo, già noto a poco più di 30 anni, che usa il linguaggio fotografico per indagare la realtà. Una realtà silenziosa che va scovata nelle grotte e nei cunicoli della dimensione interiore ma che si vede in superficie sottoforma di segni , effetto della violenza del tempo presente.

 Volti che non vediamo
“Volti invisibili” (questo il titolo dell'installazione) e invisi , aggiungo io, quando la coscienza si difende dalla risonanza del dolore prodotta dal mettersi in relazione e dallo sguardo che vuole vedere. Non si può non vederli questi volti ritratti in primi piani assoluti, devastati dai segni  di un martirio contemporaneo che accelera le tracce del tempo. Sono le tracce di un tempo che contiene storie tremende “(…) di lotte, di vittorie e sconfitte  che attraversano tutti i drammi del nostro tempo.” E' impossibile non intuirle. “Storie di donne migranti (…) che si confondono e si intrecciano con quelle delle donne vittime della tratta, rese schiave con l'inganno e la violenza. Storie particolari, individuali e collettive e tuttavia simili tra loro per il rischio di morire e le violenze subite” scrive ancora Imbergamo. Dentro alla violenza dei flussi migratori che vediamo ormai ogni giorno , c'è una violenza di genere che non Intuiamo dalle immagini dei TG e non leggiamo nelle cronache dei media ed è quella delle vessazioni, degli stupri usati nei Paesi d'origine come una vera e propria arma di guerra, così come durante il viaggio, quando i corpi delle donne sono oggetto di ogni genere di abusi. Nonostante tutto queste donne sono sopravvissute al deserto e al mare, ai soprusi dei trafficanti e delle varie polizie di frontiera, hanno portato avanti gravidanze e partorito figli e figlie in condizioni indicibili. E come sempre questi aspetti, nascosti ai resoconti storici di estesa divulgazione, ignorati dai racconti giornalistici, sono parte delle tragedie dell'umanità e ne spiegano quella parte logica che consente la piena comprensione delle vicende umane ma è lasciata in ombra quasi fosse un'implicazione naturale. 

Un'azione che svela con le immagini e fa riflettere
Francaviglia fa un'operazione esplicita e mette in luce il dolore individuale e collettivo di queste donne che hanno subito doppia violenza; svela l'alito violento di questo tempo riconoscibile non solo dai volti segnati oggetto dei suoi ritratti ma anche dall'incapacità di un'azione concreta tesa a traghettare questa umanità verso un altrove più umano, gentile , accogliente verso la dignità delle persone. Le immagini obbligano a vedere. Scrive Franca Imbergamo: “ Alla fine del suggestivo carosello di sguardi ritratti ti sorprendi a sentirti direttamente chiamato in causa, a rispecchiarti in quei volti. Ti scopri inadeguato e forse ipocrita per aver pensato anche solo per un attimo di non essere coinvolto in questa tragedia contemporanea”.

La forza delle donne
Ma da quei volti, vere e proprie mappe di percorsi e di vita, traspare anche una grande forza che non chiede pietismi, rifiuta approcci caritatevoli e definizioni sbrigative che classificano la condizione di debolezza. La forza di chi affronta il dramma di storie terribili con modalità differenti dalla violenza, di chi decide di andare avanti con una resistenza dal diverso linguaggio e una visione che si forma con la conquista della consapevolezza di sé. Francesco Francaviglia, palermitano, di adozione fiorentina, è un uomo giovane, dall'espressione gentile e dolce che sconfina in una punta quasi di timidezza e di modestia. 

L'impegno sociale di  un giovane fotografo
Ha esordito fra il 2013 e 2014 con la mostra “Le Donne del digiuno – contro la mafia” da cui è stato realizzato l'omonimo volume (a cura di Marco Delogu e testi di Pietro Grasso Presidente del Senato) e con la quale ha ricevuto la menzione come miglior progetto fotografico sulla Sicilia dal Ragusa Foto festival e e, dalla FIAF, il primo premio Portfolio Italia  come miglior portfolio 2014. Questo lavoro è stato la prima mostra fotografica ospitata dalla Galleria degli Uffizi di Firenze . Gli ho chiesto le ragioni del suo spiccato interesse verso i ritratti di volti femminili. Sorride e mi dice di essere incuriosito da ciò che non conosce. Gli piace scoprire , indagare la realtà e di essere stato colpito e impressionato dalla forza di quelle donne che in modo non violento e insolito hanno deciso di dar vita ad una protesta originale attraverso il silenzio fiero e indomito di chi non si piega e non si rassegna. Ritratti dunque per indagare per cercare e trovare risposte a domande sulle dinamiche delle vicende di questo presente.
Da luglio a settembre 2015 ha esposto il suo nuovo lavoro “Mediterranean Darkness- ritratti delle stragi” al MACRO di Roma. Insegna fotografia presso lo IED istituto Europeo di Design di Firenze; sta realizzando i ritratti di quei magistrati, da Giancarlo Caselli a Pietro Grasso , che si sono occupati dei grandi processi contro la mafia negli ultimi decenni e un lavoro di ritratti dal conflitto tra Israele e Palestina. Un impegno civile, responsabile, orientato a mettere a nudo le dinamiche e i diversi aspetti di realtà, appunto, poco visibili che trovano evidenza e valorizzazione nei suoi ritratti con i quali comunica e racconta la sua relazione col presente e il suo percorso umano e artistico. 

 “Volti invisibili” è promossa dal Comune di Forlì con la rete Women (Women of mediterranean East and South European Network) rete internazionale composta da donne singole che si richiama nel suo operare ai risultati della IV Conferenza Mondiale dell'ONU sulle donne (Pechino 1995). L'Associazione promuove azioni politiche e riflessioni teoriche volte a restituire dignità alle donne in pace e in guerra, costruendo ponti oltre i conflitti e i confini e lavorando per la cultura dell'integrazione e del rifiuto di ogni discriminazione. Patrocinata dalla Regione Emilia Romagna e dalla Assemblea legislativa della Regione e realizzata con il supporto di CAD Società Cooperativa Sociale O.N.L.U.S., Formula Servizi, Società Cooperativa; Comitato di Promozione dell'Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Forlì-Cesena.

 E' visitabile fino al 18 ottobre presso ex Oratorio di S. Sebastiano, P.zza Guido da Montefeltro, Forlì.

Per informazioni : 0543712916 – 3478832668

 

Virna Gioiellieri

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